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“Futuro possibile” sul rimpasto a Macomer: «Quanta ipocrisia»

“Futuro possibile” sul rimpasto a Macomer: «Quanta ipocrisia»

MACOMER. «Un rimpasto avvelenato con delega all’ipocrisia». Così l’organizzazione politica “Futuro possibile” definisce la recente nomina a assessore alla Cultura di Gianfranco Congiu, ex capogruppo...

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MACOMER. «Un rimpasto avvelenato con delega all’ipocrisia». Così l’organizzazione politica “Futuro possibile” definisce la recente nomina a assessore alla Cultura di Gianfranco Congiu, ex capogruppo di maggioranza in consiglio comunale. «Con l’affidamento dell’incarico, e di altre deleghe varie ed eventuali – recita la nota firmata da Riccardo Uda, Maria Lusia Muzzu e Arturo Uleri – si chiude formalmente la crisi scoppiata, a dicembre scorso, con le dimissioni dell’assessore Tiziana Atzori». Secondo i tre membri dell’organismo, la vicenda avrebbe più il sapore di una resa dei conti all’interno del gruppo politico che guida la città e i suoi ambienti limitrofi di cui ha pagato il conto Tiziana Atzori. «Troppo debole per reggere gli urti di una maggioranza rabberciata che sta in piedi esclusivamente per garantire interessi che poco hanno a che vedere con quelli della comunità macomerese. Anche in questo caso si nascondono fratture per occultare le distorsioni politiche, gestionali e amministrative che dividono assessori e consiglieri di maggioranza». E in merito all’affidamento della delega a Bilancio e Programmazione, Futuro possibile ricorda che «nella passata amministrazione, Gianfranco Congiu si era contraddistinto, con la complicità del sindaco, per l’aumento dell’addizionale Irpef e della fissazione Tasi al massimo consentito dalla legge con grave danno alle famiglie macomeresi. Per l’ennesima volta in questa triste, e un po’ torbida, vicenda emergono due Macomer – scrivono Uda, Muzzu e Uleri –. Una reale che vive una dimensione di difficoltà e l’altra ipocrita di Palazzo. Il finto rimpasto, ne siamo certi non sarà l’ultimo episodio imbarazzante. Ce ne saranno altri. Potrebbe sembrare normale. Così non è in una città in cui l’esperienza politica che la governa, di normale non ha proprio più niente». (a.p.)



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