Il giovane cantadore che scrive poesie tra Tacito e Rubeddu
di Alessandro Mele
Andrea Porcheri, 19 anni, maturità al liceo classico Asproni È uno dei componenti del gruppo Sotziu tenore nugoresu
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NUORO. «La lingua sarda come passione, il canto a tenore per conservare uno dei tesori più grandi della nostra comunità». Diciannove anni, poeta e cantadore, è Andrea Porcheri, nuorese, il presente e il promettente futuro dell’Atene sarda letteraria. Fresco di maturità classica conseguita al liceo Asproni, lo si può incontrare spesso bestiu a s’isporta, vestito all’antica, per le vie della città. Mentre si prepara per tentare l’accesso all’Accademia militare di Modena, scrive, legge, studia e canta la lingua nuorese, quella dei suoi antenati, la più fina e la più ricercata, con l’obiettivo di tramandare ai posteri non solo la sua esperienza terrena e i suoi sentimenti, ma anche i segreti di un linguaggio che spesso rischia di perdersi. Sono oltre 60 i componimenti scritti fino a oggi, tutti frutto di un estro innato ma anche di studi, ricerche e approfondimenti sui vari stili della tradizione, sulla metrica e sulla rima: «Ho scritto la prima poesia in sardo all’età di 14 anni – racconta il giovane – per dedicarla a mio nonno che era scomparso qualche mese prima. La maggior parte non le ho mai pubblicate, tantomeno sui social network. La poesia, è un mezzo per mettere nero su bianco un accadimento, un ricordo, un sentimento e non sempre il tempo di chi scrive coincide con quello di chi la leggerà». Tutto annotato all’antica, a penna su un quadernetto: «Ho questa passione fin da bambino e mi ci sono avvicinato innamorandomi del lavoro dei grandi autori nuoresi e sardi del passato». Bonette, giacca di velluto e inventiva, per Andrea Porcheri la lingua sarda è più di una semplice scelta di vita: «Ed è anche l’unica che ho utilizzato e continuerò a utilizzare per i miei componimenti – racconta – e lo stesso vale per la parlata quotidiana in famiglia e con gli amici. Con il tempo l’ho affinata ma non si finisce mai di imparare. Io ho sempre usato termini conosciuti della lingua parlata ma ho la continua necessità di approfondire sul piano lessicale e lo faccio anche e soprattutto intervistando gli anziani della mia città. Con questo non voglio dire di essere un fossile della lingua: i canoni tradizionali sono importanti ma la poesia vuol dire anche libertà e ogni autore può infrangere le regole in base alle sue esigenze». Tacito e Aristotele nella mente, Pascale Dessanay e Bobore Rubeddu nel cuore: «Nella mia esperienza scolastica già mi ero approcciato allo studio della lingua sarda anche se al liceo non si studia la letteratura locale. Questo è un peccato perché io per primo avrei voluto studiarla così come è stato con quella italiana, greca e latina. Sarebbe da approfondire anche la grammatica della lingua, cosa che ho fatto in autonomia in biblioteca ma anche su internet». Nel 2017 l’ingresso nel Sotziu tenore nugoresu, la giovanissima formazione cittadina nella quale Andrea canta come contra: «La passione del canto a tenore nasce da una radicata eredità familiare ma anche dall’aver avuto amici che condividevano la stessa passione. Il canto a tenore non è niente senza l’amore per la poesia, la figura del poeta cantadore è insita nella cultura sarda. Vorrei – conclude Andrea Porcheri – che tutti i giovani della mia città approfondissero la poesia e il nostro canto. Il tutto deve partire dalla conoscenza della lingua sarda, dalla curiosità per la sua letteratura. È da qui che tutti, scuole comprese, dovrebbero partire».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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