Addio all’albero storico del paese
di Nino Muggianu
Dorgali. Eliminazione necessaria perché costituiva un pericolo davanti alle scuole
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DORGALI. Da qualche giorno lo storico polmone verde di Dorgali è meno verde. Purtroppo è stato reso necessario tagliare uno dei grandi alberi che hanno fatto da sentinella al caseggiato scolastico di via Lamarmora. Soprattutto ha dispensato ossigeno a tante generazioni di scolari che quella scuola hanno frequentato, ossia mezza Dorgali dai trent'anni e anche oltre, in su. Si tratta di uno dei dieci alberi, sas succajas, che furono messi a dimora quando la scuola spalancò il portone all'odierna generazione. E' stato tagliato perché, da tempo, dava segni di insofferenza , troppi i rami secchi che spesso si abbattevano sulle auto o sulle persone. A malincuore dal Comune è stata presa la decisione di farne legna per il fuoco.
Adesso al suo posto c'è una transenna del comune in ricordo del grande albero. Alberi piantumati all'inaugurazione dell'istituto, che, come precisa Giuseppe Pisanu nella suo “Dorgali” non fu realizzato dal fascismo ma, assieme alla galleria erano “due opere attese da tanti anni dalla comunità infatti , sia i progetti che i preventivi di spesa erano pronti sin dal 1914 Fu proprio lo scoppio della Grande Guerra a ritardare l'inizio dei lavori. Il Fascismo , le fece passare come opere del regime”.
I dieci alberi piantati all’epoca hanno attecchito benissimo, con uno sviluppo straordinario, e ancora oggi fanno da cornice alla scuola. Sas succajas, nome che non si capisce da dove sia arrivato ma cosi vengono chiamate dai dorgalesi, sono piante di bagolaro o spaccasassi. Si tratta di un albero molto longevo, originario dell'Asia, dell'Europa e dell'Africa. Per diverse generazioni , il divertimento dei giovani. Era ambitissimo il piccolo frutto, una pallina di meno di un centimetro, che alla fine del mese di giugno si colorava di giallo per poi prendere il color cioccolato. Poco, anzi pochissimo quello che si può mangiare ma dolcissimo. Immangiabile e duro quasi come un sassolino il nocciolo. Riuscire a riempirsi le tasche era un'impresa, se non in caso di forte vento. Per cui per poter far cadere a terra sa succajas bisognava lanciare in alto, magari cercando di centrare le fonde più ricche di frutti, dei bastoni di legno o di ferro. Decine i ragazzi che arrivavano da ogni angolo del paese per raccogliere i piccoli frutti. Salvo essere cacciati via dalle guardie comunali, tziu Innassiu e tziu Piane e dal bidello della scuola, tziu Bachisi. Insomma alberi che sono cresciuti con almeno quattro generazioni di dorgalesi. Storie che ai ragazzi di oggi sembrano irreali.
Adesso al suo posto c'è una transenna del comune in ricordo del grande albero. Alberi piantumati all'inaugurazione dell'istituto, che, come precisa Giuseppe Pisanu nella suo “Dorgali” non fu realizzato dal fascismo ma, assieme alla galleria erano “due opere attese da tanti anni dalla comunità infatti , sia i progetti che i preventivi di spesa erano pronti sin dal 1914 Fu proprio lo scoppio della Grande Guerra a ritardare l'inizio dei lavori. Il Fascismo , le fece passare come opere del regime”.
I dieci alberi piantati all’epoca hanno attecchito benissimo, con uno sviluppo straordinario, e ancora oggi fanno da cornice alla scuola. Sas succajas, nome che non si capisce da dove sia arrivato ma cosi vengono chiamate dai dorgalesi, sono piante di bagolaro o spaccasassi. Si tratta di un albero molto longevo, originario dell'Asia, dell'Europa e dell'Africa. Per diverse generazioni , il divertimento dei giovani. Era ambitissimo il piccolo frutto, una pallina di meno di un centimetro, che alla fine del mese di giugno si colorava di giallo per poi prendere il color cioccolato. Poco, anzi pochissimo quello che si può mangiare ma dolcissimo. Immangiabile e duro quasi come un sassolino il nocciolo. Riuscire a riempirsi le tasche era un'impresa, se non in caso di forte vento. Per cui per poter far cadere a terra sa succajas bisognava lanciare in alto, magari cercando di centrare le fonde più ricche di frutti, dei bastoni di legno o di ferro. Decine i ragazzi che arrivavano da ogni angolo del paese per raccogliere i piccoli frutti. Salvo essere cacciati via dalle guardie comunali, tziu Innassiu e tziu Piane e dal bidello della scuola, tziu Bachisi. Insomma alberi che sono cresciuti con almeno quattro generazioni di dorgalesi. Storie che ai ragazzi di oggi sembrano irreali.
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