Sanna nuovo sciopero della fame
Perse un figlio nel terremoto di Amatrice: digiunava per la cancellazione di un fondo per le vittime
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NUORO. Non c’è pace per i familiari di Filippo Sanna, il giovane di origini nuoresi morto nel terremoto ad Amatrice nel 2016. Ieri il padre Mario ha interrotto lo sciopero della fame che aveva cominciato 13 giorni fa per protestare verso il disinteresse del governo verso i terremotati. Non è la prima volta che Mario Sanna, 61 anni, nuorese da tempo residente nel Lazio, porta avanti la sua battaglia per vedere riconosciuti quelli che ritiene diritti elementari di chi nel sisma più grave degli ultimi anni ha perso tutto: la casa, il lavoro e nel suo caso anche un figlio. Quando sembrava che uno spiraglio si fosse aperto, nei giorni scorsi è arrivata una nuova doccia fredda. La commissione bilancio ha infatti bocciato l’emendamento presentato dal senatore Luciano D'Alfonso per la copertura di un fondo destinato ai parenti delle vittime delle grandi catastrofi per 40 milioni di euro. Mercoledì, dopo 13 giorni di sciopero della fame, Mario Sanna e la moglie Stefania hanno incontrato il commissario straordinario per la ricostruzione, Giovanni Legnini, Stefania Pezzopane, prima firmataria della proposta di legge sull'istituzione del Fondo, ferma dal 2018 in VII Commissione, e un delegato del presidente Draghi. Gli sono state fornite rassicurazioni sul fatto che l’emendamento verrà ripresentato e approvato, e Sanna ha così deciso di interrompere la sua protesta.
Nei mesi scorsi l’emigrato nuorese aveva affrontato e vinto un’altra battaglia. Protestava perché le norme di aiuti dopo il sisma avevano trascurato chi, come lui, viveva in una casa in affitto, sia pure da vent’anni, e intendeva realizzarne una nuova a proprio spese ma con l’esenzione degli oneri di costruzione. In sostanza Sanna chiedeva che venisse modificata una norma della legge 189 del 2016, promulgata proprio per il terremoto del 24 agosto di quell’anno, laddove stabiliva una serie di agevolazioni per le persone che avevano perso la casa in cui abitavano. Il fatto è che la legge tutelava solo i proprietari di case, o coloro che le avevano in usufrutto, ma trascurava quanti erano in affitto, anche se da lungo tempo. Nella casa devastata dal crollo Mario Sanna e la sua famiglia abitavano da ben 18 anni. Quel giorno d’agosto, insieme con la morte del figlio Filippo, di 22 anni, hanno perso tutto. A distanza di oltre cinque anni, intendevano costruirsi una casa, nelle campagne di Rieti. «Lo facciamo a nostre spese, ma ci vengono chiesti oneri di costruzione per 42mila euro. Lo ritengo profondamente ingiusto e mi chiedo perché, se i proprietari di case o semplicemente chi ci abitava sono esentati da questo pagamento, e nel caso dei proprietari gli viene finanziata anche l’intera costruzione, la mia posizione non debba essere assimilata alla loro, quantomeno sospendendo gli oneri di costruzione». Alla fine Sanna aveva vinto la sua battaglia ed era stato approvato un emendamento che escludeva tutti coloro nella sua situazione dal pagamento degli oneri di urbanizzazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Nei mesi scorsi l’emigrato nuorese aveva affrontato e vinto un’altra battaglia. Protestava perché le norme di aiuti dopo il sisma avevano trascurato chi, come lui, viveva in una casa in affitto, sia pure da vent’anni, e intendeva realizzarne una nuova a proprio spese ma con l’esenzione degli oneri di costruzione. In sostanza Sanna chiedeva che venisse modificata una norma della legge 189 del 2016, promulgata proprio per il terremoto del 24 agosto di quell’anno, laddove stabiliva una serie di agevolazioni per le persone che avevano perso la casa in cui abitavano. Il fatto è che la legge tutelava solo i proprietari di case, o coloro che le avevano in usufrutto, ma trascurava quanti erano in affitto, anche se da lungo tempo. Nella casa devastata dal crollo Mario Sanna e la sua famiglia abitavano da ben 18 anni. Quel giorno d’agosto, insieme con la morte del figlio Filippo, di 22 anni, hanno perso tutto. A distanza di oltre cinque anni, intendevano costruirsi una casa, nelle campagne di Rieti. «Lo facciamo a nostre spese, ma ci vengono chiesti oneri di costruzione per 42mila euro. Lo ritengo profondamente ingiusto e mi chiedo perché, se i proprietari di case o semplicemente chi ci abitava sono esentati da questo pagamento, e nel caso dei proprietari gli viene finanziata anche l’intera costruzione, la mia posizione non debba essere assimilata alla loro, quantomeno sospendendo gli oneri di costruzione». Alla fine Sanna aveva vinto la sua battaglia ed era stato approvato un emendamento che escludeva tutti coloro nella sua situazione dal pagamento degli oneri di urbanizzazione.
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