Malati di Parkinson alla deriva

Il grido d’allarme dell’associazione che li tutela: un anno d’attesa per una visita, chiuso lo sportello

NUORO. La sanità pubblica è allo sbando e loro si sentono soli e alla deriva. Sono i malati di Parkinson, non meno di 600 in provincia di Nuoro e circa 3.500 in tutta l’Isola, ma lo stesso discorso riguarda chiunque sia costretto da un paio d’anni ad avere a che fare con gli ospedali per gravi patologie.

Giampiera Deiana da circa sei mesi è la presidente dell’Associazione Parkinsoniani Nuoro, che conta una settantina di associati: «Si è fermato tutto. Le visite prenotate da tempo sono state bloccate. All’inizio ci avevano detto che i malati sarebbero stati richiamati e così ci hanno tenuto in stand-by per diversi mesi ma alla fine il Cup (il Centro unificato di prenotazione dell’Asl, ndr) ha ammesso che non sarebbe stato possibile procedere con le visite. Questo ha creato moltissimi ritardi: oggi ci vuole più di un anno per una visita neurologica. Al San Francesco abbiamo solo un neurologo e uno specializzando, mentre a livello territoriale abbiamo solo due dottoresse che si occupano di tutte le malattie neurodegenerative. Risolve solo chi riesce ad andare a Cagliari o a Sassari o si rivolge a strutture private. È lo sfacelo della sanità pubblica: chi ha i soldi si cura, chi non ne ha è abbandonato».

La professoressa Maria Grazia Mortara, a lungo presidente dell’Associazione e tutt’ora membro del direttivo: «In Sardegna eravamo all’avanguardia perché c’era lo sportello Parkinson, con un neurologo. Da qualche anno lo hanno soppresso per mancanza di personale. Con la pandemia abbiamo toccato il fondo: ci sono persone che restano anche quattro anni senza una visita e rimangono buttati tutto il giorno in una poltrona col telecomando. In tutti questi anni abbiamo avuto diversi incontri con assessori e politici regionali, ci ascoltano ma poi non cambia nulla. Prima ci dicevano che non c’erano soldi, ora che ci sono altre emergenze. Di dichiarazioni di intenti, protocolli, piani sanitari ne sono stati fatti a iosa: abbiamo il Piano nazionale della cronicità, firmato il 15 settembre 2016 tra lo Stato e le Regioni, il Piano per la riabilitazione, il Piano diagnostico, terapeutico, assistenziale. Ma tutti sono rimasti nel cassetto, inattuati», conclude Mortara.

La professoressa Lilli Mustaro è la segretaria dell’Associazione: «Siamo anche noi vittime della pandemia, abbiamo bisogno di continuità nelle cure ma io è da settembre che non vedo il neurologo e per il prossimo futuro ci sono poche speranze. Le liste sono chiuse e mi è stato impedito anche di prenotarmi, nemmeno per visite private. Non posso neanche telefonare perché tanto non risponde nessuno. Tutto tace. Non ci sono né medici né infermieri, non c’è niente. Col covid è tutto bloccato e siamo chiusi in casa e graviamo in tutto e per tutto sui nostri cari ma non è giusto perché i familiari devono essere liberati dall’impegno dell’assistenza».

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