Farmaci per la sclerosi, il caso approda in Regione
di Alessandra Porcu
Il presidente dell’Unione dei comuni interviene sul caso della donna di Macomer «La paziente ha diritto al ritiro dei medicinali cannabinoidi al poliambulatorio»
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MACOMER. «Luciana Milia è una cittadina del Marghine, per questo ho sentito il dovere di perorare la sua causa e di riflesso quella di tanti altri malati gravi». Così il neoeletto presidente dell’Unione dei Comuni, Gian Pietro Arca, a pochi giorni dall’invio di una lettera ai vertici della sanità isolana. Nel documento viene chiesto all’assessore regionale alla Sanità, Mario Nieddu, al direttore generale di Ares, Anna Maria Tomasella, al direttore generale della Assl di Nuoro, Paolo Cannas, e al direttore del Distretto sanitario di Macomer, Maria Giovanna Porcu, di intervenire per alleviare le sofferenze e i disagi patiti dalla donna.
Per comprendere la vicenda è necessario fare un passo indietro. Lo scorso 22 gennaio, proprio dalle pagine del nostro quotidiano, la 47enne ha denunciato l’impossibilità di reperire un farmaco a base di cannabinoidi, per lei indispensabile, presso il Poliambulatorio di Macomer o al San Francesco del capoluogo barbaricino. «Si tratta nello specifico del Sativex – sottolinea Arca – che la paziente necessita di assumere per alleviare i forti dolori, gli spasmi e i tremori derivanti dal suo precario stato di salute. Alla luce di una serie di motivi riesce a ottenerlo, con molta difficoltà e a fronte di spese a suo carico, posto che il medicinale viene erogato solo nella farmacia ospedaliera del “Binaghi” di Cagliari». Nonostante sia in possesso della prescrizione medica e del piano terapeutico rilasciati dallo specialista, dei cavilli burocratici impediscono a Luciana Milia di ritirare il farmaco nelle strutture del territorio. L’alternativa è percorrere oltre un centinaio di chilometri pur di proseguire la cura.
Un vero e proprio “viaggio della speranza” che le persone delegate al ritiro sono costrette a effettuare sin dal 2017, da quando la donna ha iniziato ad assumere il medicinale. «È l’unico a darmi sollievo- dice Luciana-. Con gli altri a base di interferone ho sempre avuto effetti collaterali molto seri. Per questa ragione, dopo anni di lunga sofferenza, il neurologo aveva deciso di prescrivermi il Sativex». Come se non bastasse la paziente, che ha diritto a sole cinque ore di assistenza domiciliare al giorno, è costretta a pagare di tasca la fisioterapia. «Chiedo- dice il presidente dell’Unione dei Comuni – che le siano garantite le cure e le attenzioni di cui necessita nonché la possibilità di ritirare il farmaco in questione presso il Poliambulatorio di Macomer». Dal canto suo Luciana Milia si dice contenta di non essere più sola. «Ringrazio Gian Pietro Arca. Spero che il suo intervento possa riuscire a sbloccare una situazione inaccettabile. Stiamo lottando insieme per me e per tutti gli altri malati di sclerosi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Per comprendere la vicenda è necessario fare un passo indietro. Lo scorso 22 gennaio, proprio dalle pagine del nostro quotidiano, la 47enne ha denunciato l’impossibilità di reperire un farmaco a base di cannabinoidi, per lei indispensabile, presso il Poliambulatorio di Macomer o al San Francesco del capoluogo barbaricino. «Si tratta nello specifico del Sativex – sottolinea Arca – che la paziente necessita di assumere per alleviare i forti dolori, gli spasmi e i tremori derivanti dal suo precario stato di salute. Alla luce di una serie di motivi riesce a ottenerlo, con molta difficoltà e a fronte di spese a suo carico, posto che il medicinale viene erogato solo nella farmacia ospedaliera del “Binaghi” di Cagliari». Nonostante sia in possesso della prescrizione medica e del piano terapeutico rilasciati dallo specialista, dei cavilli burocratici impediscono a Luciana Milia di ritirare il farmaco nelle strutture del territorio. L’alternativa è percorrere oltre un centinaio di chilometri pur di proseguire la cura.
Un vero e proprio “viaggio della speranza” che le persone delegate al ritiro sono costrette a effettuare sin dal 2017, da quando la donna ha iniziato ad assumere il medicinale. «È l’unico a darmi sollievo- dice Luciana-. Con gli altri a base di interferone ho sempre avuto effetti collaterali molto seri. Per questa ragione, dopo anni di lunga sofferenza, il neurologo aveva deciso di prescrivermi il Sativex». Come se non bastasse la paziente, che ha diritto a sole cinque ore di assistenza domiciliare al giorno, è costretta a pagare di tasca la fisioterapia. «Chiedo- dice il presidente dell’Unione dei Comuni – che le siano garantite le cure e le attenzioni di cui necessita nonché la possibilità di ritirare il farmaco in questione presso il Poliambulatorio di Macomer». Dal canto suo Luciana Milia si dice contenta di non essere più sola. «Ringrazio Gian Pietro Arca. Spero che il suo intervento possa riuscire a sbloccare una situazione inaccettabile. Stiamo lottando insieme per me e per tutti gli altri malati di sclerosi».
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