Sesso con due minorenni: educatrice a processo
Sentiti due testi dell’accusa: la psicologa della Polizia e l’assistente sociale Hanno riportato in aula le dichiarazioni rese da un ex dipendente della comunità
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NUORO. Hanno raccontato delle dichiarazioni rese da un ex dipendente della comunità che avrebbe assistito al momento in cui l’educatrice avrebbe compiuto atti sessuali con un 14enne. È proseguito ieri mattina davanti al tribunale in seduta collegiale (presidente Luisa Rosetti), il processo, a porte chiuse, sulla vicenda giudiziaria che vede la responsabilità di una comunità di accoglienza di un paese del Nuorese, accusata di aver compiuti “atti sessuali” con due minori. In udienza sono stati sentiti due testi della lista del pubblico ministero Giorgio Bocciarelli: la psicologa della polizia e l’assistente sociale del Comune. Entrambi i testi, a suo tempo, avevano raccolto le dichiarazioni di un ex operatore della struttura che verrà chiamato a deporre all’udienza del 4 maggio, insieme all’allora parroco del paese. Il contenuto delle dichiarazioni dell’ex dipendente sono state riportate ieri in aula dai testi, e contestate dall’avvocato Francesco Carboni, difensore dell’imputata, perché sarebbero state riportate in modo improprio. Secondo il difensore, infatti, i testimoni avrebbe riferito dichiarazioni rese da soggetti che sarebbero dovuto essere sentiti, e delle quali non si poteva riferire. L’inchiesta era nata tre anni fa dopo alcune segnalazioni giunte alla Polizia. L’imputata, responsabile della struttura che si occupava di assistenza ai minori, aveva preso in carico due fratelli provenienti da un paese dell’isola, con l’obiettivo di inserirli socialmente. Casi difficili segnalati dai Comuni attraverso i Servizi sociali e “affidati” a educatori per compiere percorsi di assistenza. Dopo le segnalazioni, gli inquirenti avevano avviato un’attività investigativa che aveva portato a raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dell’educatrice, accusata di aver compiuto atti sessuali con i due fratelli, uno di 17 anni e l’altro di 14. L’imputata, prima dell’avvio del processo, aveva ammesso di aver avuto un rapporto consenziente, con il maggiore dei ragazzi, ma aveva sempre negato rapporti con il più piccolo. Insieme alla responsabile della struttura era finito a processo anche il marito, chiamato a rispondere del reato di calunnia. Secondo l’accusa, l’uomo aveva indotto i due minori a fare dichiarazioni diffamatorie nei confronti della nuova comunità nella quale erano stati trasferiti dopo l’avvio dell’inchiesta. Voleva fare in modo che i due ragazzi ritornassero nella comunità gestita dalla moglie. (k.s.)
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