«Assenteismo? Vogliamo 6 assoluzioni»
di Kety Sanna
Il reato sarebbe prescritto ma i difensori dei dipendenti del Comune hanno chiesto al giudice una sentenza nel merito
2 MINUTI DI LETTURA
NUORO. Il reato si è estinto per intervenuta prescrizione, ma ieri gli avvocati della difesa hanno chiesto al giudice Claudia Falchi Delitala, di poter discutere ai sensi dell’articolo 129 comma 2 del codice di procedura penale per giungere a un proscioglimento nel merito. Di fatto, però, la vicenda giudiziaria dei sei dipendenti del Comune di Nuoro, accusati di truffa ai danni dello Stato, per essersi allontanati per un certo numero di ore dal luogo di lavoro, senza aver timbrato il cartellino, nel periodo che va dal marzo 2013 al maggio 2014, si è conclusa. Gli imputati sono Graziano Mingioni e Mariano Mura, difesi dall’avvocato Angelo Manconi, Mario Pinna, difeso dall’avvocato Milena Patteri, Antonio Mingioni e Pietro Soru, difesi dall’avvocato Basilio Brodu, e Matteo Floris, difeso dall’avvocato Antonio Meloni. «Nel corso del dibattimento la non colpevolezza degli imputati – ha detto l’avvocato Manconi – è emersa chiaramente dalla deposizione della dirigente del settore Servizi culturali, settore turismo e spettacoli, Suap del Comune, Maria Lucia Malandrino, e del sindaco Andrea Soddu. La teste Malandrino ha sottolineato che Mariano Mura è sempre stato al campo scuola, non ha mai fatto assenze non autorizzate, faceva presente i suoi movimenti alla funzionaria che controllava in modo severo i suoi dipendenti. Durante il processo – ha aggiunto il difensore – il lettore del badge era fuori uso, perciò era stato istituito un registro di piano che, però, non veniva usato. I dipendenti comunicavano alla dirigente i loro movimenti. Gli stessi carabinieri avevano limitato i loro accertamenti all’ingresso, senza preoccuparsi di valutare dove andassero gli imputati. Non c’è prova che uscissero dal palazzo. Per Graziano Mingioni è importante sottolineare che gli investigatori avevano sottolineato che passava giornate intere in cimitero. In quel periodo, lui era stato assegnato ai servizi cimiteriali». Dello stesso tenore l’arringa dell’avvocato Meloni. «Abbiamo sentito diversi carabinieri che hanno svolto operazioni di servizio dettagliate, e hanno illustrato le immagini della videocamera all’ingresso del Comune, però è anche vero che queste testimonianze hanno lasciato vuoti mai colmati. La telecamere riprende solo il badge, non riprende la parte posteriore dell’edificio, dalla quale Matteo Floris usciva con le auto di servizio, parcheggiate sul retro. Gli stessi inquirenti hanno detto più volte di non sapere dove andassero poi i soggetti da loro controllati. Queste sono le prove d’accusa, ma noi abbiamo un elemento di prova agli atti per giungere a una pronuncia di assoluzione nel merito: ossia la deposizione della Malandrino che in un attimo, si è esposta, e ha difeso a spada tratta i suoi subordinati». Le arringhe di ieri sono state chiuse dall’avvocato Patteri che ricordando la deposizione del sindaco ha sottolineato l’operato di Mario Pinna manutentore delle auto del Comune. Si continua il 15 marzo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
