Il Man riparte dal contemporaneo
di Paolo Merlini
Chiara Gatti: «Faremo più attenzione al territorio stimolando gli artisti sardi, laboratori e residenze»
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NUORO. Più attenzione al territorio e al contemporaneo, senza dimenticare gli eventi legati ai maestri del Novecento, con il museo chiamato a svolgere un ruolo dinamico nella scena culturale sarda e non solo. Il Man che la nuova direttrice Chiara Gatti immagina sembra riportare agli anni d’oro del museo, quando una piccola realtà di provincia era riuscita con scelte coraggiose e lungimiranti a ritagliarsi un ruolo attivo nel variegato panorama nazionale dell’arte.
«Sono felice e onorata della mia nomina, ringrazio la commissione e il Man per avermi dato fiducia. Arrivo in un museo che conosco bene e non solo di fama, per avervi lavorato come curatrice in due mostre lo scorso decennio. Conosco e apprezzo la professionalità dello staff e della macchina organizzativa per averlo sperimentato dall’interno, quindi sono certa che insieme potremo fare un buon lavoro»
Con queste parole Chiara Gatti si è presentata ai cronisti, ieri mattina, in videoconferenza, in attesa di un incontro in presenza non appena si sarà trasferita in città. «Arrivo in un museo con una storia molto lunga e soprattutto un’identità molto solida, mantenuta in modo coerente dalla sua nascita a oggi. Una fortissima identità partendo dalla quale vorrei lavorare su filone delle tre anime del museo: il moderno, il contemporaneo e la valorizzazione dell’arte sarda. Un aspetto quest’ultimo talvolta trascurato, eppure a mio avviso fondante del Man, non solo per le collezioni storiche che si stanno ampliando con l’acquisizione di opere importanti, e il Sironi appena aggiunto alla collezione, un’opera da manuale di storia dell’arte, ne è un chiaro esempio, ma anche con l’apertura agli ultimi linguaggi dell’arte, ospitando e lavorando con gli artisti sardi, recuperando i laboratori e soprattutto le residenze artistiche».
Nessun accenno, da parte della neo direttrice, alle polemiche che hanno anticipato lo svolgimento del concorso, con la ricusazione da parte di tre candidati di due componenti della commissione che, a dire dei ricorrenti, avrebbero potuto avere un occhio di riguardo verso Chiara Gatti. Polemica destituita di fondamento secondo la Provincia, “azionista di maggioranza” del museo, ma che è comunque aleggiata sul concorso per la nomina del nuovo direttore. Gatti non era voluta intervenire a suo tempo e non lo ha fatto neppure dopo l’incarico. «Cominciamo da qua», ha semplicemente detto nell’incontro di ieri.
Resterà in carica sino al primo febbraio 2025, ma come avvenuto con i precedenti direttori l’incarico potrà essere rinnovato per ulteriori tre anni, come prevede il bando di concorso che affida la decisione al consiglio d’amministrazione, o a ciò che lo sostituirà se il Man dovesse diventare una fondazione com’è nelle intenzioni della Provincia.
Ovviamente la sua gestione, come la precedente, dovrà fare i conti con la pandemia e tutte le limitazioni che questa comporta. Ma Gatti preferisce guardare al futuro con ottimismo. «Per il mondo dell’arte sono stati tre anni terribili – dice –. Si sono interrotte la movimentazione delle opere, i prestiti fra musei, gli spostamenti degli artisti. Penso che si possa ripartire da qui, stimolando la ricerca rivolta al territorio e ai temi che caratterizzano la nostra epoca, l’ecologia per esempio e l’emergenza climatica, ancora più attuali in epoca post pandemica, stimolando residenze artistiche e interventi che coinvolgano il territorio, magari attraverso una forma di abitare diffuso che coinvolga questo enorme arcipelago che è la Sardegna. Guardiamo all’interno e all’esterno, insomma, come una maglia che si intrecci, come le trame di Maria Lai».
Il presidente del Man Tonino Rocca ha ricordato la prossima mostra al Man in vista dell’estate, promossa sotto la direzione di Luigi Fassi e dedicata alle opere pittoriche di Carlo Levi. E ha dato la notizia della ripresa dei lavori per il nuovo museo nel tormentato ed eterno cantiere di piazza Satta. «Secondo il direttore dei lavori e l’impresa che ha ripreso possesso del cantiere l’edificio potrebbe essere completato nel corso del 2022», ha detto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Sono felice e onorata della mia nomina, ringrazio la commissione e il Man per avermi dato fiducia. Arrivo in un museo che conosco bene e non solo di fama, per avervi lavorato come curatrice in due mostre lo scorso decennio. Conosco e apprezzo la professionalità dello staff e della macchina organizzativa per averlo sperimentato dall’interno, quindi sono certa che insieme potremo fare un buon lavoro»
Con queste parole Chiara Gatti si è presentata ai cronisti, ieri mattina, in videoconferenza, in attesa di un incontro in presenza non appena si sarà trasferita in città. «Arrivo in un museo con una storia molto lunga e soprattutto un’identità molto solida, mantenuta in modo coerente dalla sua nascita a oggi. Una fortissima identità partendo dalla quale vorrei lavorare su filone delle tre anime del museo: il moderno, il contemporaneo e la valorizzazione dell’arte sarda. Un aspetto quest’ultimo talvolta trascurato, eppure a mio avviso fondante del Man, non solo per le collezioni storiche che si stanno ampliando con l’acquisizione di opere importanti, e il Sironi appena aggiunto alla collezione, un’opera da manuale di storia dell’arte, ne è un chiaro esempio, ma anche con l’apertura agli ultimi linguaggi dell’arte, ospitando e lavorando con gli artisti sardi, recuperando i laboratori e soprattutto le residenze artistiche».
Nessun accenno, da parte della neo direttrice, alle polemiche che hanno anticipato lo svolgimento del concorso, con la ricusazione da parte di tre candidati di due componenti della commissione che, a dire dei ricorrenti, avrebbero potuto avere un occhio di riguardo verso Chiara Gatti. Polemica destituita di fondamento secondo la Provincia, “azionista di maggioranza” del museo, ma che è comunque aleggiata sul concorso per la nomina del nuovo direttore. Gatti non era voluta intervenire a suo tempo e non lo ha fatto neppure dopo l’incarico. «Cominciamo da qua», ha semplicemente detto nell’incontro di ieri.
Resterà in carica sino al primo febbraio 2025, ma come avvenuto con i precedenti direttori l’incarico potrà essere rinnovato per ulteriori tre anni, come prevede il bando di concorso che affida la decisione al consiglio d’amministrazione, o a ciò che lo sostituirà se il Man dovesse diventare una fondazione com’è nelle intenzioni della Provincia.
Ovviamente la sua gestione, come la precedente, dovrà fare i conti con la pandemia e tutte le limitazioni che questa comporta. Ma Gatti preferisce guardare al futuro con ottimismo. «Per il mondo dell’arte sono stati tre anni terribili – dice –. Si sono interrotte la movimentazione delle opere, i prestiti fra musei, gli spostamenti degli artisti. Penso che si possa ripartire da qui, stimolando la ricerca rivolta al territorio e ai temi che caratterizzano la nostra epoca, l’ecologia per esempio e l’emergenza climatica, ancora più attuali in epoca post pandemica, stimolando residenze artistiche e interventi che coinvolgano il territorio, magari attraverso una forma di abitare diffuso che coinvolga questo enorme arcipelago che è la Sardegna. Guardiamo all’interno e all’esterno, insomma, come una maglia che si intrecci, come le trame di Maria Lai».
Il presidente del Man Tonino Rocca ha ricordato la prossima mostra al Man in vista dell’estate, promossa sotto la direzione di Luigi Fassi e dedicata alle opere pittoriche di Carlo Levi. E ha dato la notizia della ripresa dei lavori per il nuovo museo nel tormentato ed eterno cantiere di piazza Satta. «Secondo il direttore dei lavori e l’impresa che ha ripreso possesso del cantiere l’edificio potrebbe essere completato nel corso del 2022», ha detto.
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