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Nuoro

Peste suina, oltre 250 aziende bloccate

Giusy Ferreli
Peste suina, oltre 250 aziende bloccate

Il nuovo focolaio: da Talana a Orgosolo, dall’Ogliastra alla Barbagia, si allarga la zona di sorveglianza e restrizioni

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TALANA. Nelle campagne dell’Ogliastra percorse da tensioni e proteste per le difficoltà del comparto, ci mancava solo un nuovo focolaio di peste suina africana e il conseguente abbattimento di una ventina di maiali. Il secondo focolaio riscontrato nel giro di un paio di mesi a Talana dai solerti veterinari della Asl di Lanusei, pone di fronte ad una drammatica realtà: se da un lato le due sieropositività emerse nell’allevamento di Biduai testimoniano che le maglie dei controlli contro la malattia si fanno sempre più strette, dall’altro rischiano di bloccare tantissime aziende del territorio che hanno investito risorse economiche e tempo per mettersi in regola e allevare i suini all’insegna della biosicurezza. Basta dare un’occhiata all’estensione delle zone di protezione e sorveglianza, interessate dalle misure restrittive, per capire l’entità del blocco.

Nella cosiddetta zona di protezione, che riguarda un raggio di tre chilometri, il blocco delle movimentazione colpisce una trentina di allevamenti, tutti ricadenti nel territorio talanese.

Nei dieci chilometri della zona di sorveglianza le restrizioni coinvolgono oltre 220 aziende distribuite tra i comuni di Baunei, Triei, Urzulei e Villagrande Strisaili. Il blocco, inoltre, travalica i confini ogliastrini arrivando sino al territorio di Orgosolo. Ironia della sorte, nella scure del blocco previsto dalla zona di sorveglianza, è finito anche Stefano Arzu, l’allevatore talanese che, domenica scorsa, aveva dato fuoco alle polveri del malcontento diffuso consegnando le chiavi e i registri della sua azienda modello di Arbuleu al sindaco perché allo stremo delle forze e proprio ieri ha saputo dell’ulteriore batosta. L’ordinanza sindacale, infatti, è arrivata nel bel mezzo della mobilitazione dei suinicoltori sardi che ha avuto il suo epicentro proprio nel paese ogliastrino costretto a confrontarsi ancora una volta con lo spettro della Psa.

«Il proprietario dell’allevamento abbattuto ha seguito regolarmente i protocolli per la peste suina e non riesce a trovare una spiegazione plausibile sulla sieropositività dei due maiali» sostiene il primo cittadino talanese, Cristian Paolo Loddo, che, come massima autorità sanitaria ha dovuto firmare il provvedimento di abbattimento di tutti gli esemplari dell’azienda e il sotterramento delle carcasse, ma non si esime dal segnalare le contraddizioni e sollecita i vertici della Regione a fare la propria parte.

«Qui si tratta di capire come ci dobbiamo muovere non solo dal punto di vista sanitario ma anche da quello organizzativo. Per questo – sottolinea Loddo – chiediamo spiegazioni su come arginare subito la malattia e come controllarla da qui in avanti». Non solo. Loddo chiede di revocare le misure più restrittive.

«Ci deve essere la volontà di dare garanzia alle imprese in maniera tale che, se c’è un focolaio a ridosso di una azienda, le altre aziende non vengano bloccate» prosegue l’amministratore comunale che guarda al futuro non proprio roseo di un comparto affossato da rincari dei mangimi, mancate vendite, ritardi nella liquidazione dei premi comunitari e blocco dell’export a causa della malattia che affligge la Sardegna dal lontano 1978. «Pensare di incentivare la suinicoltura senza queste garanzie è sola un’utopia. Tanto più in questo momento delicato, quando – è la sua amara conclusione – la crisi del settore rischia di lasciare macerie».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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