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Nuoro

Non minacciò conoscentecon una pistola, assolto

Non minacciò conoscentecon una pistola, assolto

I fatti contestati a un 43enne di San Teodoro non sono stati provati Anche il pubblico ministero ha chiesto sentenza di proscioglimento

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SAN TEODORO. Era accusato di aver minacciato con una pistola un suo compaesano al quale avrebbe dovuto rendere del denaro. Un giovane di San Teodoro, Omar Mossa, di 43 anni, è stato assolto dal giudice Luisa Rosetti perché il fatto non sussiste. Secondo l’accusa, l’imputato nel settembre 2015, durante una discussione, aveva puntato alla testa di Gesuino Gromme, una pistola, regolarmente denunciata e lo aveva minacciato dicendogli: «perché sei andato a cercare mia sorella, non ci devi andare a cercare mia sorella, lei non c’entra nulla capito? altrimenti mi arrabbio e ti ammazzo». L’imputato, difeso dall’avvocato Antonio Falchi, era stato denunciato dalla persona offesa che aveva riferito ai carabinieri di essersi recato a casa di Mossa per chiedergli indietro i soldi che gli aveva prestato.

Questi, però, oltre a non renderglieli, lo avrebbe minacciato di morte. Nel corso dell’istruttoria dibattimentale, è emersa un’altra verità. Il debito di 2.600 euro che Mossa aveva nei confronti di Gromme era stato estinto. A confermarlo due testi sentiti in aula che avevano scagionato l’imputato. Solo la parte offesa aveva sostenuto che quella somma non gli fosse mai stata resa. Ma dagli elementi emersi durante il processo, e dalle testimonianze acquisite nel corso del dibattimento le sue dichiarazioni sono state considerate inattendibili. Persino dallo stesso pubblico ministero Francesca Pala, che alla fine della sua requisitoria, ha chiesto l’assoluzione per l’imputato. Alle stesse conclusioni è giunta la difesa: «La ricostruzione dei fatti riferita dalla persona offesa – ha detto l’avvocato Falchi durante l’arringa – non ha trovato conferma nelle dichiarazioni rese dai testi escussi nel corso del processo. È emersa, invece, la totale estraneità dell’imputato al fatto contestato». Dopo un’ora di camera di consiglio, il giudice ha letto il dispositivo della sentenza. (k.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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