La Nuova Sardegna

Nuoro

Il caso Sativex davanti al prefetto

di Alessandra Porcu
Il caso Sativex davanti al prefetto

Malata di sclerosi senza farmaci cannabinoidi, Gian Pietro Arca scrive al rappresentante del governo

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MACOMER. Da oltre una settimana ha terminato il Sativex, farmaco a base di cannabinoidi. Così, per alleviare l’atroce sofferenza fisica dovuta alla sclerosi multipla che la tiene prigioniera da ventidue interminabili anni, Luciana Milia è costretta ad assumere oppiacei. «Questi medicinali hanno un effetto soporifero. Cado come in trance. Dormo per la stragrande maggioranza del tempo – racconta la quarantasettenne di Macomer –. La magra consolazione è che durante il sonno non mi accorgo degli spasmi e dei dolori lancinanti alla schiena. L’aspetto terrificante è che sto diventando un pezzo di legno». Tradotto significa: rigidità muscolare e impossibilità a muovere gli arti. Luciana riesce solo a parlare. Tutto il resto, persino rispondere a una semplice telefonata, le è precluso. «Ho estremo bisogno di assumere il Sativex quotidianamente. È l’unico in grado di restituire un minimo di elasticità al mio corpo. Speravo che almeno stavolta, dopo l’impegno del presidente dell’Unione dei Comuni del Marghine, Gian Pietro Arca, sarei riuscita a vincere la battaglia e invece tutto è rimasto com’era».

La battaglia cui si riferisce è quella che la donna combatte da tempo per poter ritirare il medicinale nella farmacia ospedaliera del poliambulatorio di Macomer invece che in quella del “Binaghi” di Cagliari. Al momento l’unica autorizzata alla consegna. «Non sono disposto ad arrendermi e comprendo lo sconforto della signora – ammette il presidente Arca –. Auspicavamo che la lettera, inviata lo scorso 24 gennaio, all’assessore regionale dell’Igiene e Sanità e dell’Assistenza sociale, Mario Nieddu, e al direttore generale dell’Ares Sardegna, Annamaria Tomasella, avrebbe sortito qualche effetto. Confidavamo almeno in una risposta che, purtroppo, non è arrivata. Trovo inaccettabile e inqualificabile un simile atteggiamento – tuona il presidente –. I cittadini e gli amministratori locali hanno il sacrosanto diritto di ricevere spiegazioni dai vertici della sanità isolana. Da chi occupa incarichi istituzionali di rilievo. La politica, a tutti i livelli, è tenuta a lavorare per il bene delle comunità. Deve essere pronta ad ascoltare e a prodigarsi per risolvere i problemi, specie se di vitale importanza».

In attesa che qualcosa si smuova, Gian Pietro Arca ha informato della vicenda il Prefetto di Nuoro, Luca Rotondi. Nella missiva, datata mercoledì 9 gennaio, il presidente dell’Unione dei Comuni del Marghine, chiede un intervento fattivo, «volto a risolvere la questione». Nel frattempo Luciana Milia continuerà a patire sofferenze indicibili. A essere assistita solo 5 ore al giorno e a fare a meno della fisioterapia domiciliare che, fino a poco tempo fa, ha pagato di tasca propria. «Trovare un operatore – spiega – è diventata una missione impossibile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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