Il vescovo: «Più medici per l’ospedale»
di Alessandro Mele
Monsignor Antonello Mura tra i pazienti del San Francesco: vengo per portare a tutti voi un messaggio di speranza
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NUORO. «Vengo in questo bell’ospedale come portatore di un messaggio di speranza e di vicinanza a chi non sta bene». Lo ha voluto ribadire più volte il vescovo di Nuoro e Lanusei, monsignor Antonello Mura, che ieri ha scelto di trascorrere la 30ª Giornata mondiale del malato nei corridoi dell’ospedale San Francesco e ha chiesto più medici per i vari reparti. Un viaggio emozionale quello che ha portato il presule a visitare alcuni dei reparti chiave del nosocomio nuorese e ad incontrare i pazienti e gli operatori sanitari guidati dal direttore generale dell’Asl di Nuoro, Paolo Cannas. Una giornata voluta dalla Chiesa cattolica per non dimenticare chi soffre e che vede tra i suoi principali ispiratori papa Giovanni XXIII, il Papa buono che nel 1962 scelse di trascorrere il Natale all’ospedale Bambino Gesù di Roma. Non è la prima volta che monsignor Antonello Mura si reca in visita all’ospedale San Francesco. Nel settembre 2019, infatti, scelse proprio la struttura sanitaria del capoluogo barbaricino tra le prime tre tappe da percorrere nel giorno del suo insediamento in diocesi: «Una visita quasi dovuta da parte mia in questa giornata – commenta il vescovo di Nuoro e Lanusei – e che, a dir la verità, periodicamente avviene. La malattia è un passaggio inevitabile nella nostra vita e come tale va accolta e va accompagnata con la cura e la continua vicinanza. Non dobbiamo mai dimenticare chi soffre più di noi».
Il percorso di monsignor Antonello Mura all’interno della struttura ospedaliera è iniziato nella hall del San Francesco, dove è stato accolto dai vertici Asl e da alcuni responsabili dei servizi ospedalieri, per proseguire nel reparto di Malattie infettive, alle porte dell’area Covid: «Mi sono emozionato molto – ha ammesso il vescovo una volta varcata l’uscita del reparto – soprattutto dopo aver incontrato una donna che mi ha raccontato di aver perso il marito a causa della pandemia». Quello all’ingresso dell’area Covid è stato un momento di vera emozione con la benedizione impartita, attraverso il vetro di protezione, agli operatori nascosti dalla tuta protettiva e dalle visiere: «Un vetro – ha ribadito monsignor Antonello Mura – che continua a testimoniare una sofferenza infinita e ad essere il triste monumento di questi due anni di pandemia. Un momento storico letale per chi la ha vissuta e per chi, avendo altre malattie, si è trovato a dover subire ritardi e rallentamenti, per chi si è visto rinviare interventi ed esami». Prima dell’incontro finale avvenuto con i malati nelle sale barella del Pronto soccorso, il vescovo di Nuoro e Lanusei, accompagnato nel tragitto anche dal suo vicario don Giuseppe Mattana, ha fatto visita al reparto di Pediatria: «Un’area indispensabile – ha detto ai medici e agli operatori del reparto – nel quale ci si prende cura della salute della nostra società del futuro». E ancora: «Al di là di questa visita rivolgo un pensiero affettuoso ai malati che affrontano la pena nelle loro case. Anche a loro voglio portare un messaggio di speranza che viene dalla fede. Dio non dimentica e da lui dobbiamo imparare a non dimenticare». Uno sguardo all’attualità dell’universo sanitario locale non poteva mancare: «Intuisco che si stia facendo il massimo dello sforzo – ha commentato monsignor Mura – utile a migliorare l’offerta sanitaria e le prestazioni. Allo stesso modo vedo che soffrono tutti, nel nostro territorio, per l’annoso problema della carenza di medici e di operatori sanitari. Una carenza che è sotto gli occhi di tutti. In un ospedale bello e all’avanguardia come questo – ha concluso –, in una struttura che continua a difendersi bene e con tutte le forze, questo resta un grave problema da risolvere».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il percorso di monsignor Antonello Mura all’interno della struttura ospedaliera è iniziato nella hall del San Francesco, dove è stato accolto dai vertici Asl e da alcuni responsabili dei servizi ospedalieri, per proseguire nel reparto di Malattie infettive, alle porte dell’area Covid: «Mi sono emozionato molto – ha ammesso il vescovo una volta varcata l’uscita del reparto – soprattutto dopo aver incontrato una donna che mi ha raccontato di aver perso il marito a causa della pandemia». Quello all’ingresso dell’area Covid è stato un momento di vera emozione con la benedizione impartita, attraverso il vetro di protezione, agli operatori nascosti dalla tuta protettiva e dalle visiere: «Un vetro – ha ribadito monsignor Antonello Mura – che continua a testimoniare una sofferenza infinita e ad essere il triste monumento di questi due anni di pandemia. Un momento storico letale per chi la ha vissuta e per chi, avendo altre malattie, si è trovato a dover subire ritardi e rallentamenti, per chi si è visto rinviare interventi ed esami». Prima dell’incontro finale avvenuto con i malati nelle sale barella del Pronto soccorso, il vescovo di Nuoro e Lanusei, accompagnato nel tragitto anche dal suo vicario don Giuseppe Mattana, ha fatto visita al reparto di Pediatria: «Un’area indispensabile – ha detto ai medici e agli operatori del reparto – nel quale ci si prende cura della salute della nostra società del futuro». E ancora: «Al di là di questa visita rivolgo un pensiero affettuoso ai malati che affrontano la pena nelle loro case. Anche a loro voglio portare un messaggio di speranza che viene dalla fede. Dio non dimentica e da lui dobbiamo imparare a non dimenticare». Uno sguardo all’attualità dell’universo sanitario locale non poteva mancare: «Intuisco che si stia facendo il massimo dello sforzo – ha commentato monsignor Mura – utile a migliorare l’offerta sanitaria e le prestazioni. Allo stesso modo vedo che soffrono tutti, nel nostro territorio, per l’annoso problema della carenza di medici e di operatori sanitari. Una carenza che è sotto gli occhi di tutti. In un ospedale bello e all’avanguardia come questo – ha concluso –, in una struttura che continua a difendersi bene e con tutte le forze, questo resta un grave problema da risolvere».
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