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Siniscola, caro prezzi nelle campagne: «Così costretti a chiudere»

Sergio Secci
Siniscola, caro prezzi nelle campagne: «Così costretti a chiudere»

Adesione degli pastori alla protesta del Sologo per il caro prezzi. L’allevatrice Conteddu: «Foraggio a costi proibitivi. La Regione si muova» 

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SINISCOLA. Allevatori nuovamente mobilitati contro l’aumento delle materie prime e anche dal capoluogo baroniese, saranno in tanti a partecipare alla manifestazione in programma al Sologo. «Sono tanti i motivi che ci portano a protestare» dice Cinzia Conteddu che con i familiari gestisce un’azienda agricola a Ettile, con 250 capi tra pecore, maiali e mucche che necessitano di foraggi e mangimi, ormai venduti a prezzi proibitivi. «Sono tanti i problemi che assillano gli allevatori – aggiunge la giovane allevatrice –. Iniziamo a dire che dall’estate scorsa le pecore hanno preso la lingua blu; tante sono morte e altre hanno abortito. Poi c’è stata la siccità, non si trova erba da nessuna parte (alimentare primario per il bestiame) e dobbiamo fare i conti con i rincari del mangime. Ce ne vuole veramente tanto se non si vuole far morire di fame il bestiame. Nel nostro caso – sottolinea – preferiamo indebitarci pur di non far mancare nulla agli animali. Sementi e concimi hanno poi raggiunto prezzi stellari – dice ancora Cinzia – gli aumenti di luce, gas e gasolio sono la goccia che ha fatto traboccare il vaso, mentre con il blocco dei premi comunitari ci hanno troncato la schiena: era l’unico sostegno che in autunno ci permetteva di dare da mangiare al bestiame. Il presidente della Regione e l’assessora all’Agricoltura non hanno idea di che situazione vivano le aziende sarde. Se cadiamo noi – aggiunge l’allevatrice – cade l’intera isola, perché il nostro lavoro rappresenta il settore trainante dell’economia sarda. O si cambia o si chiude. Siamo pronti a lottare a denti stretti per il nostro lavoro». Cinzia Conteddu è convinta di voler continuare a fare l’allevatrice. È orgogliosa del suo lavoro, che definisce meraviglioso, e non ci sta a dover chiudere per colpa dei rincari.

«Purtroppo l’aumento dei prezzi è alla fonte – spiega Emanuele dell’agroforniture Carzedda – in Sardegna le grosse navi di mais e insaccati dal Nord America e dal Medioriente, arrivano sempre più di rado; c’è carenza di prodotto e i prezzi aumentano. Il mais, solo per fare un esempio, a marzo dell’anno scorso costava 36 euro al quintale, ora ha superato quota 42». Solidarietà agli allevatori viene espressa anche dai consiglieri comunali Amos Mulargia e Caterina Floris. «Il gruppo “Il bene Comune” esprime vicinanza e chiede che vengano prese misure immediate per sostenere questa importante realtà economica. A fronte dell’enorme aumento del prezzo del mangime, dei fertilizzanti, del carburante, dell’energia elettrica, è quanto mai urgente che la Regione ponga fine agli scandalosi ritardi nei pagamenti dovuti dal 2017. Ristori per la siccità, benessere animale, fondi dovuti e mai erogati: sarebbero almeno un piccolo sollievo in un momento di grave difficoltà che rischia di mettere in ginocchio un settore vitale per la nostra economia”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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