«Einstein Telescope, subito un miliardo»
di Luciano Piras
Pressing di Roberto Deriu (Pd) per l’osservatorio a Sos Enattos di Lula: Stato e Regione insieme per battere la concorrenza
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NUORO. I numeri sono da capogiro, tanto da sembrare un sogno. L’impatto economico sarebbe senza precedenti. In un arco temporale di appena nove anni, a partire dal 2025, il giro d’affari è calcolato in 6 miliardi di euro; 36mila i posti di lavoro in ballo, dall’edilizia alla ristorazione, dal settore trasporti al turismo. Una vera e propria onda d’urto, un balzo in avanti mai visto prima, a leggere i dossier della grande scommessa europea. «L’Einstein Telescope è un’occasione unica per il futuro della Sardegna, ma per non lasciarsela sfuggire è fondamentale che, tra Stato e Regione, venga subito messo a disposizione un finanziamento da un miliardo di euro» mette subito in chiaro Roberto Deriu, consigliere regionale del Partito democratico. In campo per giocare d’anticipo e tentare il colpaccio contro la concorrenza internazionale schierata per la costruzione del nuovo Telescopio Einstein. Costo complessivo stimato: 1,7 miliardi di euro. È il progetto mastodontico per il più grande e sensibile telescopio di onde gravitazionali, di terza generazione, mai realizzato nel mondo.
Uno dei due siti candidati ad ospitarlo è la miniera di Sos Enattos, in territorio di Lula; il secondo sito è ai confini tra il Belgio, la Germania e i Paesi Bassi, la cosiddetta “Euroregione Meuse-Reno”.
«Per la Sardegna, l’Italia e il Mediterraneo si tratta della grande opportunità di conquistare un ruolo di rilievo assoluto nel mondo scientifico – spiega ancora Deriu –, una struttura da collocare nelle profondità della terra, nel cuore dell’isola, da dove questo oggetto tecnologicamente avanzatissimo può costituirsi quale motore di una gigantesca trasformazione dell’apparato produttivo, dell’assetto della ricerca, del complesso della vita civile dell’isola intera. Ma affinché la Sardegna possa competere con il sito estero è fondamentale che, tra Stato e Regione, venga subito messo a disposizione un importante finanziamento da un miliardo di euro, a fronte di un costo di realizzazione totale di 1,7 miliardi che saranno coperti, per la parte restante, da fondi europei».
L’isola dei sardi, la miniera di Sos Enattos in particolare, ha una carta da giocare di valore incalcolabile a confronto con il Limburgo. Le condizioni ambientali e morfologiche di Lula e delle sue viscere sono ottimali, stavolta la vecchia condanna “ad metalla” è un premio ricercatissimo: attività sismica pari a zero, presenza di graniti duri e stabili, densità abitativa fra le più basse in Europa, quindi rumore antropico bassissimo e inquinamento luminoso del tutto inesistente. Nulla di più adatto per la fisica di precisione sulla gravità.
«Sono certo – precisa Roberto Deriu – che le istituzioni metteranno in campo il massimo impegno per sostenere il progetto, a beneficio del territorio, della regione e dell’intero Paese. Realizzare l’Einstein Telescope, per un effetto complessivo sul volume d’affari stimato in 6,184 miliardi di euro, equivarrà a ripetere e forse anche a superare la stagione della Rinascita, anni cioè di modernizzazione e di crescita economica e civile per tutti, specialmente per le imprese sarde e i loro lavoratori, e porterà con sé un nuovo modello produttivo, sostenibile e fiorente, caratterizzato e sostenuto dalla tecnologia e orientato alla sostenibilità. Un progetto – conclude il consigliere dem – che può dare alla Sardegna una nuova prospettiva, un nuovo orizzonte, un nuovo futuro. Un’opportunità unica da cogliere senza ritardo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Uno dei due siti candidati ad ospitarlo è la miniera di Sos Enattos, in territorio di Lula; il secondo sito è ai confini tra il Belgio, la Germania e i Paesi Bassi, la cosiddetta “Euroregione Meuse-Reno”.
«Per la Sardegna, l’Italia e il Mediterraneo si tratta della grande opportunità di conquistare un ruolo di rilievo assoluto nel mondo scientifico – spiega ancora Deriu –, una struttura da collocare nelle profondità della terra, nel cuore dell’isola, da dove questo oggetto tecnologicamente avanzatissimo può costituirsi quale motore di una gigantesca trasformazione dell’apparato produttivo, dell’assetto della ricerca, del complesso della vita civile dell’isola intera. Ma affinché la Sardegna possa competere con il sito estero è fondamentale che, tra Stato e Regione, venga subito messo a disposizione un importante finanziamento da un miliardo di euro, a fronte di un costo di realizzazione totale di 1,7 miliardi che saranno coperti, per la parte restante, da fondi europei».
L’isola dei sardi, la miniera di Sos Enattos in particolare, ha una carta da giocare di valore incalcolabile a confronto con il Limburgo. Le condizioni ambientali e morfologiche di Lula e delle sue viscere sono ottimali, stavolta la vecchia condanna “ad metalla” è un premio ricercatissimo: attività sismica pari a zero, presenza di graniti duri e stabili, densità abitativa fra le più basse in Europa, quindi rumore antropico bassissimo e inquinamento luminoso del tutto inesistente. Nulla di più adatto per la fisica di precisione sulla gravità.
«Sono certo – precisa Roberto Deriu – che le istituzioni metteranno in campo il massimo impegno per sostenere il progetto, a beneficio del territorio, della regione e dell’intero Paese. Realizzare l’Einstein Telescope, per un effetto complessivo sul volume d’affari stimato in 6,184 miliardi di euro, equivarrà a ripetere e forse anche a superare la stagione della Rinascita, anni cioè di modernizzazione e di crescita economica e civile per tutti, specialmente per le imprese sarde e i loro lavoratori, e porterà con sé un nuovo modello produttivo, sostenibile e fiorente, caratterizzato e sostenuto dalla tecnologia e orientato alla sostenibilità. Un progetto – conclude il consigliere dem – che può dare alla Sardegna una nuova prospettiva, un nuovo orizzonte, un nuovo futuro. Un’opportunità unica da cogliere senza ritardo».
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