La Nuova Sardegna

Nuoro

Riflettori puntati su “Nùgoro”

di Francesco Pirisi
Riflettori puntati su “Nùgoro”

In scena al teatro Eliseo dieci storie scritte da Pietro Pala sulla città e i suoi personaggi più popolari 

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NUORO. Questa sera all’Eliseo (ore 20,30) in scena la città con le sue vicende passate. L’occasione è la rappresentazione delle storie dell’opera “Nùgoro”, scritta da Pietro Pala. Una decina di episodi, uniti proprio dall’essere altrettanti racconti di vicende e figure di Nuoro. Storie dal neolitico ai giorni nostri. Pala le mette in bocca a un nonno (“tziu Bustianu”) che le tramanda a un nipote, voglioso di conoscere epoche e costumi declinati negli atti e fatti dei propri concittadini. Volume bilingue, sardo e italiano, come molti scritti dell’autore nuorese. Che spiega: «Lo proporremo sul palco dell’Eliseo – dice Pala – con una rappresentazione che vogliamo sia dinamica e brillante, grazie al coinvolgimento di tutti i protagonisti. L’obiettivo ultimo – aggiunge lo scrittore – è quello di realizzare un progetto corale, molto partecipato, tanto divertente quanto commovente». L’organizzazione della serata è dell’associazione culturale Turulia60. Mentre il palco sarà animato dalla compagnia “Passivale”, con gli attori Caterina Soro, Graziella Spanu, Armando Lodi, Flavio Cabizzosu, Davide Catgiu, Osvaldo Boeddu, Andrea Pala. Gruppo diretto da Valeria Polimene.

Pala ha inserito anche due canzoni, musicate da Paolo Flumini e Giampaolo Selloni. Tra un racconto e l’altro, spazio al Coro di Nuoro. La manifestazione si avvale del patrocinio del Comune e della Fondazione di Sardegna. Al centro della scena una tavolata, luogo per antonomasia per raccontarsi storie più o meno note, senza preclusioni di sorta. Vi scaturirà la vita antica tra i rioni del villaggio (“Bichinados”), il rapporto della comunità con l’Ortobene e in particolare la vicenda del rogo del 1971, che devastò il monte e uccise il capraio Francesco Catgiu. La comunità descritta da Pala è anche quella che ansima e si arrangia davanti alla straordinaria nevicata del febbraio 1956. Lo scrittore vi immagina, tra i cumuli di neve, Mariedda, con la brocca, diretta a “Istirita”, così come raffigurata nella canzone popolare, che è anch’essa un simbolo di Nuoro. I commensali di “Nùgoro” metteranno al centro del discorrere anche argomentazioni sulla coralità popolare e sul fatto che la comunità ha in quell’arte una particolare inclinazione. Senza però nasconderne un punto debole: «Perché la tradizione è solida e fiorente – dice Pala – ma è forte anche la divisione nei gruppi, che spesso ha portato a separarsi e creare nuovi sodalizi. Tanto che da un paio che erano agli inizi, nella metà del ‘900 – aggiunge Pala – oggi se ne contano una decina». Si parla poi di politica, che è occupazione appassionante per i nuoresi: «Anche in questo caso – spiega l’autore di “Nùgoro” – si passano in rassegna le scelte, come per esempio quella di abbattere alcuni palazzi storici, che hanno fatto discutere e polemizzare la città». Tra le figure che la serata all’Eliseo rievocherà, il fotografo Nicola Porcu, scomparso un paio di anni orsono, l’ultimo scalpellino di Nuoro, Graziano Siotto, collaboratore di Nivola nell’allestimento della piazza “Satta”. E ancora personaggi eccentrici, dalla donna dagli abiti sgargianti, che si diceva facesse la vita, al presunto parente di Grazia Deledda, noto per la perenne tutta da meccanico e una lunga barba bianca.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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