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Nuoro

A pesca ma solo con nasse sostenibili

A pesca ma solo con nasse sostenibili

La Coop Pescatori Tortolì sta sperimentando un dispositivo assieme all’Agris

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TORTOLÌ. Alla Cooperativa pescatori Tortolì si stanno testando, con la supervisione dell’agenzia regionale Agris, nasse sperimentali in grado di risolvere il disastroso fenomeno della “pesca fantasma”. Il presidente Luca Cacciatori è molto soddisfatto della collaborazione con Agris. «Ogni anno – spiega – vengono disperse in mare decine di migliaia di attrezzature per la pesca costiera, e le cause sono molteplici: mareggiate, dispetti, ma anche imprevisti come il passaggio di un peschereccio a strascico che inavvertitamente aggancia i calamenti delle nasse». Il danno ambientale va oltre l’inquinamento causato. «Gli strumenti da pesca abbandonati – dimostra una ricerca Agris – sui fondali marini diventano delle trappole mortali che, dopo una lenta e terribile agonia, tolgono la vita alle specie ittiche che vi restano intrappolate».

Simone Serra, ricercatore di Agris, con i suoi colleghi collabora da 12 anni con la Cooperativa, trovando soluzioni per rendere più etica la pesca e salvaguardino l’ecosistema. «Abbiamo voluto affrontare – precisa – il problema delle nasse abbandonate. Si pensa che quelle non innescate (senza l’esca) non siano in grado di pescare nulla, e che, disperse in mare, non recano alcun danno. La nostra ricerca ha dimostrato che queste nasse disinnescate sono in grado di catturare diversi grammi di specie ittiche ogni giorno. Questi grammi, moltiplicati per tutte le decine di migliaia di nasse abbandonate ogni anno in mare, evidenziano il disastro ambientale che si sta consumando». I dati della ricerca rimarcano un’agghiacciante verità: vi sono specie ittiche in grado di sopravvivere quasi un intero anno in condizioni estreme di malnutrizione e deperimento organico. Una lenta agonia che si deve e si può evitare.

«Era indispensabile – prosegue Serra – una soluzione che permettesse l’inattivazione (apertura) delle nasse disperse. Qui si sta testando, grazie alla collaborazione del socio Paolo Cristo e alla supervisione di Agris, un sistema che utilizza il meccanismo della coppia galvanica. Si tratta di dotare lo strumento da pesca di un dispositivo che permetta la liberazione di ciò che ha catturato dopo 50-70 giorni. È stato ricavato uno sportello laterale in acciaio inox 316 passivo, di circa 10x15 centimetri, e collegato con una piastra di zinco allo scheletro portante della nassa. La corrosione messa in atto dal contatto fra acciaio e zinco consuma totalmente il gancio di chiusura, dando la possibilità alle specie ittiche intrappolate, di scappare». (l.cu.)



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