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Nuoro

Foto hard dell’ex amica: 45enne a processo dal gup

Foto hard dell’ex amica: 45enne a processo dal gup

Per il pm rubò le immagini dal telefono della vittima e le diffuse: 2 anni e 4 mesi Per la difesa, invece, non c’è la prova che quei file li abbia fatti circolare lui

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NUORO. Avrebbe pubblicato in rete foto e video pornografici che ritraevano una donna di un centro del nuorese. Un caso di revenge porn è approdato nelle aule di giustizia del tribunale barbaricino. Nella giornata di ieri un 45enne è finito a processo, con rito abbreviato, davanti al gup Giacomo Ferrando con l’accusa di violazione della privacy e diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti. L’uomo è accusato di aver sottratto alla vittima quelle immagini “spinte” che la ritraevano, e senza il suo consenso, averle pubblicate o cedute a terzi. Secondo l’accusa, l’imputato aveva approfittato del fatto che la ragazza avesse dimenticato il telefonino nella sua auto, e a quel punto aveva trasferito i files contenuti all’interno del dispositivo al suo cellulare. Solo in un secondo momento, però, aveva deciso di diffonderli. Immagini e video hard che per la vittima dovevano rimanere privati, erano invece finiti anche sul gruppo Telegram “Solo porno amatoriale”.

I fatti si erano verificati tra l’estate 2018 e l’agosto 2019. Imputato e vittima si conoscevano e si frequentavano. Secondo il pubblico ministero Riccardo Belfiori, forse il rapporto tra i due si era incrinato e a quel punto l’imputato, a distanza di mesi dal momento in cui aveva prelevato quelle immagini, le aveva rese pubbliche, mettendo alla gogna la donna. Il pm ieri ha sollecitato una condanna a due anni e 4 mesi. La vittima si è costituita parte civile. I suoi difensori, prima di associarsi alle richieste dell’accusa, hanno ripercorso in aula il dramma vissuto dalla donna che era stata avvisata da un utente di un gruppo amatoriale, della presenza di quelle immagini che la ritraevano.

Opposta la tesi della difesa che ha chiesto l’assoluzione. L’avvocato Gianfranco Careddu, partendo dalle indagini che ha definito «lacunose», ha ricordato che quando la giovane aveva presentato denuncia, aveva disconosciuto gli invii di foto e video dal suo telefonino a quello dell’imputato, nella giornata del 4 agosto 2018, facendo intendere che le erano stati rubati.

Sempre allora, però, era emerso che dal suo cellulare, in precedenza, quelle stesse immagini erano state inviate a un altro dispositivo. Il difensore ha sottolineato, inoltre, che nel telefono dell’imputato quei files erano risultati in entrata, in data 4 agosto 2018, ma non erano mai usciti. Per l’avvocato, dunque, la prova oggettiva che sia stato lui a farli “circolare” non c’è.

Verdetto il 17 marzo. (k.s.)

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