NUORO. Signor giudice, c’era l’allerta meteo e l’auto, dunque, ho dovuto spostarla anche se era sottoposta a sequestro. Ma l’ho spostata solo di quaranta metri, la tenevo nel cortile, ero stato nominato custode giudiziario, ma c’era l’allarme legato alla pioggia e ho dovuto spostarla, perché ogni volta che piove lì l’acqua arriva e allaga tutto e io volevo salvare l’auto. Così ho chiamato mio cognato per aiutarmi a spostarla, visto che la macchina non era più funzionante».
Allerta meteo o meno, dal 2015 Angelo Flore, lavoratore stagionale di Orosei, è sotto indagine e poi anche a processo per il reato previsto dall’articolo 334 del codice penale: è la “sottrazione o danneggiamento di beni sottoposti a sequestro giudiziario”. Secondo l’accusa, infatti, a inizio ottobre del 2015, aveva “sottratto l’auto Fiat Panda, di sua proprietà sottoposta a sequestro penale in data 2 maggio 2014, a seguito di violazione dell’articolo 186 del codice penale (la guida in stato di ebbrezza, ndr)”.
Per quell’episodio, Angelo Flore, aveva già ricevuto un decreto penale di condanna, e la questione sarebbe finita anche lì se non fosse che, sapendo di avere un motivo più che valido per aver spostato l’auto, l’operaio di Orosei, attraverso il suo avvocato Giovanna Serra, ha deciso di opporsi al decreto penale e di provare la sua innocenza nel corso di un giudizio. In seguito all’opposizione al decreto, infatti, il gip ha emesso un decreto di giudizio immediato. E così, alla fine, si è arrivatati al processo che ieri mattina è giunto alle battute finali, con il racconto in aula fatto dallo stesso imputato che si è sottoposto all’esame delle parti.
«Ho chiamato mio cognato, lui era alla guida, io spingevo l’auto da dietro e l’ho portata in una salita vicina, per evitare che finisse sotto l’acqua. L’ho sistemata nel punto più alto, vicino al mio cortile, per evitare che finisse sotto l’acqua. Il giorno dopo l’hanno trovata i carabinieri». «L’auto era vicino al cortile dove la teneva? » gli ha chiesto il pm Ireno Satta, lasciando già intuire quale sarebbe stato, poco dopo, il tenore delle sue conclusioni. «Sì, sì, a una quarantina di metri, l’ho lasciata in un punto alto» ha risposto l’imputato. Il giudice monocratico Claudia Falchi Delitala ha quindi dichiarato chiuso il dibattimento e ha dato la parola all’accusa e alla difesa per presentare le loro conclusioni.
«L’imputato deve essere assolto perché il fatto non costituisce reato – ha chiesto il pm Ireno Satta – l’auto non era nel cortile della casa del custode, ma a quaranta metri. È indice del fatto che la volontà non fosse quella di sottrarre il bene al sequestro amministrativo, ma quello di preservarlo». «In realtà la macchina non è stata spostata per sottrarla a una confisca ma per preservarla dall’acqua, visto che c’era l’allerta meteo – ha concluso anche l’avvocato di Flore, Giovanna Serra – ce lo hanno confermato anche diversi testi. Quel cortile solitamente si allagava. Chiedo l’assoluzione di Flore». Il processo è stato rinviato al 15 marzo per eventuali replichedelle parti. Nella stessa data il giudice si ritirerà in camera di consiglio per poi emettere la sentenza. ©RIPRODUZIONE RISERVATA