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Nuoro

Schianto sulla 129, il pm: «Imputati da assolvere»

Schianto sulla 129, il pm: «Imputati da assolvere»

Oniferi. Un carabiniere di 50 anni di Bono era morto in un incidente avvenuto nel dicembre 2017

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NUORO. «La responsabilità penale degli imputati non è stata provata. Ne chiedo l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato». La requisitoria del pm Andrea Ghironi è durata poco più di 15 minuti. Il processo a carico di tre funzionari Anas, accusati di omicidio stradale e cooperazione nel delitto colposo per la morte di Gianfranco Fae, il carabiniere 50enne di Bono deceduto nel dicembre 2017 lungo la Statale 129, vicino a Oniferi è ormai giunto alle battute finali. Il 22 aprile ci saranno le arringhe degli avvocati Andrea Pogliano, Matteo Pinna e Maria Francesca Fenu, difensori di Siro Mascia capo nucleo manutenzioni dell’Anas, Pierpaolo Ruggeri capo centro manutenzioni e Giovanni Satta capo cantoniere chiamati a rispondere davanti al giudice Giovanni Angelicchio, di omessa manutenzione della rete stradale. «Non ci sono dubbi sul fatto che nulla ha interferito con la traiettoria dell’auto guidata da Fae, che spontaneamente ha deviato il suo senso di marcia andando a sbattere contro il guardrail – ha detto ieri il pm –. Non c’è dubbio neppure sulle cause della morte: il carabiniere è deceduto per l’impatto con il guardrail che è penetrato nel veicolo, colpendo prima il motore e poi la vittima al capo. Diverso, invece, è il discorso se vi sia stata colpa e poi causalità della colpa. Nel corso del dibattimento si è insistito su due punti: se fosse regolare o meno l’interruzione del guardrail, e se fosse conforme la particolare modalità di terminali sistemati nella barriera. Lo stesso perito – ha aggiunto Ghironi – ha dichiarato che non vi è certezza sul risultato causale dell’inadeguatezza del guardrail, e se anche il terminale non si fosse staccato, probabilmente, ma solo per ipotesi, l’incidente avrebbe potuto avere un esito diverso. Impossibile riuscire a prevedere come sarebbe andata». Quindi il pm ha parlato della regolarità amministrativa dell’interruzione del guardrail. «Non si è riuscito a far comprendere quando e perché sia stata prevista l’interruzione. La striscia continua faceva ipotizzare che non fosse stato autorizzato. Quel varco, è certo, veniva utilizzato: c’era una salita in rilievo, una piazzola e un passaggio usato per gli animali. L’auto di Fae è andata a impattare in quel punto preciso del varco. Certo è anche, che il guardrail da qualche parte inizia e da qualche parte finisce, salvo che non si imponga di farlo mettere continuo. Perciò – ha concluso il pm – se quell’incidente fosse accaduto in un’ interruzione regolare, l’evento sarebbe avvenuto nello stesso identico modo. Non sussistono responsabilità degli imputati. Chiedo l’assoluzione». (k.s.)



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