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Nuoro

Suinicoltori allo stremo: «Consegneremo le chiavi»

di Giusy Ferreli
Suinicoltori allo stremo: «Consegneremo le chiavi»

Mercoledì a Cagliari busseranno alle porte dell’assessorato all’Agricoltura Saba (Coldiretti): fondamentale garantire un prezzo equo per le parti in causa 

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NUORO. «Vista la situazione insostenibile non mi rimane che consegnare i registri in Regione, io andrò mercoledì mattina a Cagliari». Questo il messaggio che da ieri fa il giro delle chat di alcuni soci dell’Associazione suinicoltori sardi: l’allevatore di Lula, Giovanni Goddi, e i sui colleghi di Pimentel e Isili Erminio Saba e Raffaele Mureddu, costretti a malincuore a ripetere lo stesso gesto estremo dell’allevatore talanese Stefano Arzu, dal quale poco più di un mese fa partì la mobilitazione del comparto per chiedere lo sblocco dei pagamenti ad Argea. Questa volta però, i simboli delle aziende non saranno consegnate ai sindaci dei paesi di residenza ma a Gabriella Murgia in persona, nelle sue vesti di (contestata) assessora regionale all’Agricoltura. Che, più volte chiamata in causa dagli allevatori, preoccupati non solo dall’aumento esorbitante del costo dei mangimi quanto della possibilità di rimanere senza scorte per le bestie per il blocco delle importazioni dovuto al conflitto scatenato dalla Russia in Ucraina, ancora non si è pronunciata. Mercoledì alle 11.30 una quindicina di allevatori (ma da oggi a dopodomani il numero potrebbe aumentare considerevolmente) arriveranno a Cagliari. «Uno alla volta, busseremo alle porte degli uffici dell’assessorato e consegneranno le chiavi e i registri aziendali» sottolineano in coro i tre allevatori che aggiungono: «Non ci sarà nessuna manifestazione e nessun sit-in». Solo una silenziosa sfilata sino agli uffici regionali per una denuncia che rischia di diventare altrettanto dirompente della clamorosa protesta di Arzu. La situazione, d’altra parte, è decisamente più drammatica rispetto a quella di febbraio. In ballo come denunciato nei giorni scorsi sia dai dirigenti dell’associazione aveva chiesto l’intervento della Regione per scongiurare il rischio di rimanere fuori dalla corsa all’accaparramento, sia dai singoli allevatori del Nuorese e dell’Ogliastra, c’è il fatto che tutti i fornitori hanno detto di non poter garantire le scorte. E a fronte di questa possibilità, che giorno dopo giorno con il perdurare della guerra nel granaio d’Europa si fa sempre più remota, chiedono pagamenti immediati. Le comunicazioni fotocopia delle ditte fornitrici in questo senso parlano chiaro. E non ci sono soluzioni. Ammesso e non concesso che si riesca a trovare la materia prima il costo rappresenta un salasso per le aziende in crisi di liquidità. Secondo i dati raccolti da Coldiretti Sardegna, che ha proposto di tornare a coltivare le terre incolte per garantire il fabbisogno delle aziende sarde, in una settimana, dall’inizio della guerra in Ucraina, il prezzo del grano è balzato del 38,6% ma ad aumentare del 17% è stato anche il prezzo del mais e del 6% quello della soia destinati all’alimentazione degli animali negli allevamenti. Aumenti che si aggiungono a quelli registrati nei mesi scorsi quando si è registrata un’impennata “pandemica” e che di fatto hanno portato al raddoppio dei prezzi di grano, orzo e mais. «Nel progetto Sardegna che abbiamo presentato alla Regione – ricorda a questo riguardo il direttore Luca Saba –, uno dei sette punti è quello di ricoltivare la Sardegna, ed in particolare partire dal recupero di 100mila ettari irrigui ed oggi non utilizzati (dei 193mila ettari strutturarti ad irriguo oggi ne vengono utilizzati il 30%) per la coltivazione di mangimi di qualità da distribuire poi all’interno di accordi di filiera tra agricoltori e allevatori sardi con la garanzia di un prezzo equo per entrambi». Progetto interessante ma a lungo termine mentre ora servono interventi immediati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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