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Nuoro

Preiata, i tre fratelli eroi di Bitti caduti nella Grande guerra

Paolo Merlini
Preiata, i tre fratelli eroi di Bitti caduti nella Grande guerra

L’ex piazza del mercato è intitolata al sacrificio dei soldati morti nel 1917. La loro storia non fu isolata: stessa sorte toccò ad altre quindici famiglie sarde

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BITTI. Ricordate il film “Salvate il soldato Ryan” del 1998? L’opera di Steven Spielberg, pluripremiata in particolare per la descrizione cruda e realistica dello sbarco alleato a Omaha Beach durante la seconda guerra mondiale, racconta la storia esemplare dei fratelli Ryan, soldati dell’esercito statunitense impegnati nella liberazione dell’Europa dal nazifascismo. Tre di loro morirono in battaglia a poca distanza l’uno dall’altro, così il comando militare decise di inviare un drappello per porre in salvo l’unico superstite, anche lui impegnato al fronte, e risparmiare ulteriori sofferenze alla famiglia.

Cinque anni fa, quando il Comune di Bitti ha deciso di intitolare ai fratelli Preiata l’ex piazza del Mercato, il pensiero di molti dei presenti all’inaugurazione è andato alla storia raccontata nel film, apparentemente isolata e straordinaria. Melchiorre, Raimondo e Valerio Preiata (Prejatta o Preiatta in alcuni registri) sono tre caduti della prima guerra mondiale, morti lo stesso anno, il 1917, in circostanze diverse l’uno dall’altro. Erano tre dei sei figli, cinque maschi e una femmina, di Mauro Preiata e Cesarina Calvisi. Melchiorre, il più grande, classe 1879, morì il 4 maggio di quel fatidico 1917 nell’affondamento del piroscafo “Perseo”, adibito al trasporto delle truppe italiane verso le coste dell’Albania. La nave, colpita da un sommergibile, ospitava circa 500 persone tra soldati di fanteria ed equipaggio, e quasi la metà di essi perì nel naufragio. Tra questi anche Melchiorre Preiata.

Pochi mesi dopo stessa sorte toccò a Raimondo, nato nel 1893. Soldato del 151° reggimento, la gloriosa Brigata Sassari, morì il primo settembre per le ferite riportate in battaglia nell’altopiano di Bainsizza, poco distante da Gorizia. Valerio, il terzo fratello morto nel 1917, era nato nel 1887. Le poche notizie su di lui riferiscono che era stato congedato per una grave forma di febbre malarica e che morì probabilmente a Posada. Non sappiamo se anche gli altri due figli maschi della famiglia Preiata furono a loro volta richiamati al fronte, ma è molto probabile, come rileva Giuliano Chirra, bittese anche lui, medico di professione e storico per passione, autore di numerosi libri sul sacrificio dei soldati sardi nei conflitti mondiali (“Mortos in terra anzena” uno dei titoli). «Al contrario della storia raccontata nel film, qui si raschiava il fondo del barile, tutte le persone considerate abili venivano richiamate», dice. Tornando alla piazza intitolata ai tre caduti, non si può non menzionare il contributo di un loro pronipote, il giornalista Pietro Calvisi, perché a Bitti, sindaco Giuseppe Ciccolini, venisse ricordato il loro sacrificio.

Ma la storia dei valorosi fratelli Preiata, benché straordinaria, non è isolata. Su circa cinquecento famiglie italiane che persero tre o più figli nella stessa guerra, quella 15-18, ben sedici erano sarde. Tra i più noti ci sono i fratelli Antonio, Carlo e Giovanni Costa di Sorgono, tre ufficiali decorati alla memoria con medaglia d’argento, sepolti al cimitero di Aquileia. E poi i tre fratelli Mette di Alà dei Sardi, i Diez di Alghero, i Sini di Banari, gli Accareddu di Bonarcado, i Cossu di Curcuris, i Maccioni di Mogoro, i Dessì di Terralba, gli Spano di Tempio, i Frongia di Teulada, i Porqueddu di Thiesi, i Curreli di Tiana, i Sanna di Ula Tirso, gli Zinchiri di Villanova Monteleone e gli Atzori di Zuri. Nella prima guerra mondiale morirono oltre 15mila soldati sardi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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