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Nuoro

La lezione del soldato Serra di Lodè: «Solo la pace è ricchezza»

Luciano Piras
La lezione del soldato Serra di Lodè: «Solo la pace è ricchezza»

Internato in un lager tedesco, insignito della medaglia d’onore alla memoria

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LODÈ. «Sa gherra est carestia, izos caros». La guerra è soltanto miseria, figli cari. «Non proclamate mai la guerra, mai. È la pace, la ricchezza. Con la pace c’è tutto da guadagnare, con la guerra c’è soltanto da perdere. La guerra è distruzione: uccidere, non c’è altro. Voi giovani dovete sempre proclamare la pace. Pace e fratellanza. Questa è la bellezza». Risuonano come un monito, come fossero dette oggi le parole di tziu Salvatoreddu Serra, soldato della seconda guerra mondiale, sopravvissuto agli stenti e ai lavori forzati della prigionia in Germania. Tornato a Lodè, ha sposato la compaesana Giuseppina Usai: hanno avuto quattro figli, Graziano nel ’51, Francesco nel ’56, Maria nel ’58, e Dino nel ’65. Sardista della prima ora, è stato più volte consigliere comunale, sempre con grande senso del dovere, con grande impegno civico, sempre e soltanto con il Psd’Az di Emilio Lussu e di Luigi Oggiano.

Morto il 4 giugno 2010, le parole di tziu Salvatoreddu sono sempre vive, commoventi. Sono ancora adesso una esortazione, tragicamente attuale, mentre scorrono le immagini che arrivano dall’Ucraina: bombe, carri armati, bunker, lacrime, fuga, morte. Carne da macello, oggi come ottant’anni fa. Salvatore Serra ne parlava spesso, di quell’immane tragedia del secolo scorso. Era il suo chiodo fisso: voleva che i giovani sapessero. Lo aveva detto e ripetuto a chiare lettere anche davanti alle telecamere, in un documentario registrato nel 2008 e tuttora disponibile sul portale web Sardegnadigitallibrary.it. «Figlio di Giuseppe e di Sanna Grazianna, sono nato a Lodè il 29 agosto del 1918» raccontava Salvatore Serra, tziu Salvatoreddu. Celebrato il 27 gennaio scorso, “Giorno della memoria”, nella sala consiliare del Comune di Nuoro, quanto il prefetto Luca Rotondi lo ha insignito (assieme ad altri cinque internati come lui) della medaglia d’onore alla memoria conferita dalla Presidenza del consiglio dei ministri.

«Un evento che ci ha spinto ad attivare un gruppo di ricerca su tutti i soldati lodeini – dice la sindaca del paese Antonella Canu –. Promotrice dell’iniziativa è la Biblioteca comunale, che segue passo passo gli studi e la raccolta dei materiali». Appena una settimana fa, una riunione operativa per andare avanti con la ricerca. Punto fermo e riferimento sicuro, è Marina Moncelsi, direttrice dell’Istasac (Istituto per la Storia dell’Antifascismo e dell’Età contemporanea nella Sardegna centrale), la stessa studiosa rigorosa e scrupolosa che ha fornito alla Prefettura di Nuoro le informazioni su Salvatore Serra. «Verificate attraverso il metodo della doppia fonte – spiega Moncelsi –. Nello specifico: la scheda notizie da lui sottoscritta e conservata nell’archivio Istasac è stata verificata con il foglio matricolare presente nell’Archivio di Stato di Oristano». «Soldato del 71° Reggimento fanteria “Puglia”, Salvatore Serra fu catturato a Prizren nell’attuale Kosovo il 13 settembre 1943 – si legge nella scheda –. Trasferito in Germania nello stalag XII-D a Trier (Treviri) fu adibito al lavoro coatto come manovale nelle gallerie e in ripristino di ferrovie; dall’ottobre 1943 al 23 novembre 1944 fu costretto a lavori pesanti, prima a Trier e successivamente nello stalag XII F, a Forbach (nella regione della Mosella, adesso appartenente alla Francia). Ammalatosi, fu ricoverato nell’ospedale del campo e assistito dalla Croce rossa internazionale fino al rimpatrio avvenuto il 14 agosto 1945. Lo Stammlager XII F fu attivo dal 15 novembre 1940 al 9 dicembre 1944. Era un campo multinazionale, affollatissimo fin dalla sua fondazione quando “ospitò” prigionieri polacchi e russi. Dopo l’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943 vi furono internati soldati italiani catturati e rastrellati dai tedeschi nei vari fronti. La mancanza totale di igiene sviluppò epidemie, in prevalenza tifo; quasi tutti i giorni, 30 cadaveri vennero trasportati con carretti tirati da quattro prigionieri e gettati in fosse comuni. Vi erano 136 arbeitskommandos (gruppi di lavoro) che lavoravano fuori dal campo; tra questi, nell’Arbeitskommando 2039, lavorava Salvatore Serra».

«A Lodè facevamo i pastori, i contadini, sacrificavamo così – raccontava lui, tziu Salvatoreddu –. Sono cresciuto e so andatu a soldatu. Su 38 so tiratu in leva, su 39 so andatu a soldatu. Eravamo schierati sul fronte francese, il 10 luglio del 1940, alle ore 8 hanno annunciato la guerra (il riferimento è alla “Battaglia d’Inghilterra”, ndr). Ricordo ancora la parola d’ordine che avevamo: “Sassari Sisto”. Tornati dalla Francia, siamo andati in Albania, e poi al fronte greco. Poi ancora in Jugoslavia. Da lì prigioniero in Germania». La fame, la febbre, il disastro, i lavori forzati: Salvatore Serra ne parlava spesso e spesso e volentieri incontrava le scolaresche di Lodè. La sua grande lezione è sempre stata una sola: non fate mai la guerra, cari giovani. «Ricordo la notte di Natale del 1943 – ammoniva –: i tedeschi ci hanno fatto lavorare di notte sotto la luce dei lampioni, prima ci hanno fatto togliere il cappotto, quando poi il cappotto era zuppo, bagnato fradicio, ce lo hanno fatto indossare di nuovo. Eppure... eppure oggi sono qui, vedete?» sottolineava nel documentario del 2008. E qui è rimasto, sempre presente con il suo monito, tziu Salvatoreddu.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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