Lancio razzo sonda: un successo
di Antonello Palmas
Perdasdefogu. Parte dal salto di Quirra il primo dimostratore tecnologico della tecnologia propulsiva
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PERDASDEFOGU. È stato un successo per la ricerca aerospaziale e per la Sardegna il lancio sperimentale del sounding rocket (razzo sonda) lanciato da Capo San Lorenzo, nel Poligono interforze del Salto di Quirra: quando si parla di novità tecnologiche l’isola è sempre in prima fila. E il Pisq si è confermato polo d'eccellenza per la sperimentazione, tecnologicamente all'avanguardia, capace di ospitare una molteplicità di attività. Quello partito dalla struttura in riva al mare sotto il controllo dell’Aeronautica militare viene definito come il primo dimostratore tecnologico della tecnologia propulsiva su cui sarà basato il futuro lanciatore satellitare aviotrasportato (verrà cioè lanciato da un aereo dopo essere stato portato in quota), dotato di un motore a propulsione ibrida.
L’obiettivo è varare un lanciatore, cioè un razzo, che in questo caso sia in grado di portare piccoli satelliti in orbite cosiddette “Leo” (quelle basse, tra i 300 e i 1000 km di altezza), con costi ridotti rispetto ai competitor. Quello delle spese è infatti un nodo cruciale per chi, come l’Italia, ha ambizioni di sviluppare una capacità autonoma di portare tecnologia nello spazio, un’attività che sino a non molto tempo fa era quasi proibitiva. I progressi nella miniaturizzazione delle tecnologiespaziali con la creazione di mini e nano-satelliti apre le porte agli interessi di enti di ricerca, università e istituzioni. E così il Cnr, tramite il Diitet (Dipartimento ingegneria, Ict e tecnologie per l’energia e i trasporti) sta coordinando un programma di sviluppo chiamato Aviolancio, oggetto di un accordo quadro con la presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero della Difesa.
«L’Italia può annoverarsi oggi nel ristretto numero di Paesi al mondo a disporre delle competenze e delle tecnologie per l’accesso autonomo allo spazio (le cosiddette spacefaring nations)» spiega il direttore del Cnr-Diitet, Emilio Fortunato Campana. Sul posto c’erano anche i due ingegneri del Cnr, Pantaleone Carlucci e Lucia Paciucci, rispettivamente responsabile tecnico e project manager di Aviolancio, insieme alle imprese coinvolte: tutti hanno attentamente seguito le fasi del lancio, grazie alle infrastrutture messe a disposizione dal Pisq, che ha garantito la sicurezza e un basso impatto ambientale delle attività. «Il lancio si è concluso con esito positivo – dice Carlucci – e ha permesso di validare la tecnologia del motore a propulsione ibrida (sviluppata dal partner del progetto T4i, una Pmi nata come spin-off dell’università di Padova) e l’avionica», ovvero gli equipaggiamenti elettronici installati a bordo per il pilotaggio. «L’attività si inquadra all’interno delle attività avviate dal Comitato interministeriale per le politiche spaziali e la ricerca aerospaziale (Comint ) a favore dello sviluppo dei settori strategici definiti dagli “Indirizzi del Governo in materia spaziale e aerospaziale” dello scorso marzo 2019» dice ancora il responsabile tecnico.
«Il lanciatore – spiega la Paciucci – è stato sviluppato e realizzato da alcune piccole e medie imprese nazionali, sotto il coordinamento del Cnr, che hanno integrato alcune tecnologie innovative attualmente disponibili, confermando ancora una volta il dinamismo del tessuto delle Pmi di cui è ricco il panorama nazionale. La tecnologia propulsiva è in fase di sviluppo in Italia ormai da più di dieci anni, e rappresenta un’eccellenza internazionale in grado di combinare caratteristiche di assoluta sostenibilità ambientale, con alte prestazioni e costi ridottissimi. Con questo successo, si conferma ulteriormente l’efficacia della governance nel settore spaziale ma soprattutto l’efficacia del connubio e delle sinergie tra gli enti governativi, il settore accademico e degli enti di ricerca e il comparto industriale nazionale».
L’obiettivo è varare un lanciatore, cioè un razzo, che in questo caso sia in grado di portare piccoli satelliti in orbite cosiddette “Leo” (quelle basse, tra i 300 e i 1000 km di altezza), con costi ridotti rispetto ai competitor. Quello delle spese è infatti un nodo cruciale per chi, come l’Italia, ha ambizioni di sviluppare una capacità autonoma di portare tecnologia nello spazio, un’attività che sino a non molto tempo fa era quasi proibitiva. I progressi nella miniaturizzazione delle tecnologiespaziali con la creazione di mini e nano-satelliti apre le porte agli interessi di enti di ricerca, università e istituzioni. E così il Cnr, tramite il Diitet (Dipartimento ingegneria, Ict e tecnologie per l’energia e i trasporti) sta coordinando un programma di sviluppo chiamato Aviolancio, oggetto di un accordo quadro con la presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero della Difesa.
«L’Italia può annoverarsi oggi nel ristretto numero di Paesi al mondo a disporre delle competenze e delle tecnologie per l’accesso autonomo allo spazio (le cosiddette spacefaring nations)» spiega il direttore del Cnr-Diitet, Emilio Fortunato Campana. Sul posto c’erano anche i due ingegneri del Cnr, Pantaleone Carlucci e Lucia Paciucci, rispettivamente responsabile tecnico e project manager di Aviolancio, insieme alle imprese coinvolte: tutti hanno attentamente seguito le fasi del lancio, grazie alle infrastrutture messe a disposizione dal Pisq, che ha garantito la sicurezza e un basso impatto ambientale delle attività. «Il lancio si è concluso con esito positivo – dice Carlucci – e ha permesso di validare la tecnologia del motore a propulsione ibrida (sviluppata dal partner del progetto T4i, una Pmi nata come spin-off dell’università di Padova) e l’avionica», ovvero gli equipaggiamenti elettronici installati a bordo per il pilotaggio. «L’attività si inquadra all’interno delle attività avviate dal Comitato interministeriale per le politiche spaziali e la ricerca aerospaziale (Comint ) a favore dello sviluppo dei settori strategici definiti dagli “Indirizzi del Governo in materia spaziale e aerospaziale” dello scorso marzo 2019» dice ancora il responsabile tecnico.
«Il lanciatore – spiega la Paciucci – è stato sviluppato e realizzato da alcune piccole e medie imprese nazionali, sotto il coordinamento del Cnr, che hanno integrato alcune tecnologie innovative attualmente disponibili, confermando ancora una volta il dinamismo del tessuto delle Pmi di cui è ricco il panorama nazionale. La tecnologia propulsiva è in fase di sviluppo in Italia ormai da più di dieci anni, e rappresenta un’eccellenza internazionale in grado di combinare caratteristiche di assoluta sostenibilità ambientale, con alte prestazioni e costi ridottissimi. Con questo successo, si conferma ulteriormente l’efficacia della governance nel settore spaziale ma soprattutto l’efficacia del connubio e delle sinergie tra gli enti governativi, il settore accademico e degli enti di ricerca e il comparto industriale nazionale».
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