la piantagione di bitti
Due anni e sei mesi per 660 piante di cannabis
NUORO. La maxi piantagione di canapa indiana nelle campagne di Bitti, composta da ben 660 piantine, gli è costata una condanna a due anni e sei mesi. Si è concluso così, ieri mattina, davanti al...
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NUORO. La maxi piantagione di canapa indiana nelle campagne di Bitti, composta da ben 660 piantine, gli è costata una condanna a due anni e sei mesi. Si è concluso così, ieri mattina, davanti al tribunale collegiale, il processo nei confronti di Antonello Bellu, 59 anni, di Buddusò. Mentre, per la stessa accusa è stato assolto il figlio Antonio. Ed entrambi, difesi dagli avvocati Antonio Secci e Pierluigi Sau. sono stati assolti dall’accusa di detenzione di un fucile clandestino calibro 22 e di varie munizioni. Nella precedente udienza, il pubblico ministero Riccardo Belfiori, dopo aver ripercorsi le fasi salienti dell’indagine che in origine riguardava un consisente traffico di droga tra la Penisola e la Sardegna, aveva ricordato come dalle intercettazioni la polizia fosse risalita anche alla maxi piantagione di canapa indiana nascosta nel territorio di Bitti, e nel mezzo del parco di Tepilora. Antonello Bellu era stato fermato proprio nei pressi della piantagione. E per lui il pm aveva sollecitato una condanna a due anni, mentre la stessa pubblica accusa aveva chiesto l’assoluzione “per non aver commesso il fatto” nei confronti del figlio di Antonello Bellu, Antonio, 30 anni. Per il pm dalle indagini e dal processo non erano emerse prove del suo coinvolgimento nella piantagione. L’avvocato Secci, poco prima di chiedere che entrambi gli imputati venissero assolti, avevano sostenuto che l’inutilizzabilità dell’accertamento tecnico quale atto irripetibile fosse inutilizzabile, perché in sede di indagine non era stata garantita l’assistenza difensiva, ovvero la possibilità per la difesa di nominare un proprio consulente tecnico. Dunque, abbiamo la coltivazione ma non il principio attivo che serve a graduare la tipologia del reato». (v.g.)
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