La guerra blocca le prenotazioni
di Paolo Merlini
Piero Loi, a capo della Iti Marina, 14mila posti letto nell’isola: «Il mercato si è fermato venti giorni fa»
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NUORO. «Sino a venti giorni fa le prenotazioni andavano benissimo, tutto faceva presagire un’estate da record. La guerra in Ucraina ha bloccato tutto». Parole di Piero Loi, a capo dell’Iti Marina, solida azienda familiare con base a Orosei e strutture alberghiere in tutte le coste della Sardegna: trenta tra alberghi, villaggi e residenze turistiche per un totale di 14mila posti letto. Venticinque di quelle strutture sono concentrate nei confini della vecchia provincia di Nuoro, dunque sino a San Teodoro, per un totale di 8500 posti letto.
Quali sono nell’immediato le conseguenze del conflitto nel vostro settore?
«Sino a poche settimane fa le prenotazioni andavano a gonfie vele, addirittura in maniera superiore agli anni immediatamente preCovid, come il 2018 e il 2019, che sono stati per noi e per il turismo sardo in generale anni molto interessanti. Poi c’è stato il vuoto. Non mi riferisco al mercato russo, ma a quello generale. È evidente che prevale nei paesi europei ma anche in Italia un atteggiamento di attesa, sia per la paura che il conflitto possa malauguratamente allargarsi, sia perché in questo momento l’ultimo dei pensieri di tutti è programmare una vacanza. Quindi mi auguro prima di tutto che il conflitto si concluda al più presto. In secondo luogo, come albergatore, che l’effetto sul nostro mercato sia temporaneo e riprenda l’interesse».
Dagli anni del Covid alla paura di una guerra mondiale. La pandemia la stiamo lasciando alle spalle, dal punto di vista del turismo, o è solo un’impressione?
«Non lo considero affatto un problema archiviato, ma è evidente che noi albergatori possiamo tirare un sospiro di sollievo. Lo stesso Covid adesso ha una forma più debole rispetto al passato e dunque più gestibile, e non dimentichiamo che il 31 marzo termina lo stato di emergenza nazionale. Ovviamente in albergo bisognerà entrare con il green pass, il governo stabilirà di quale tipo, regola che vale per gli ospiti come per i dipendenti. Resta la prudenza, ma questo potrebbe avvantaggiarci con il turismo nazionale interno che ha ancora qualche titubanza a recarsi all’estero. E se si pensa a una vacanza al mare la Sardegna è sempre al primo posto».
Il 2020, proprio a causa del Covid, è stato l’anno nero del turismo in Sardegna.
«Le conseguenze sono state gravi per noi come per tutti. Anche perché si era arrivati all’estate senza sapere come comportarsi, in sostanza. Molti alberghi non sono stati neppure aperti, così per un paio di strutture anche nel nostro gruppo. Nel 2021 abbiamo ricominciato a respirare, ora vedremo cosa ci riserverà il 2022».
Nel vostro settore c’è molta preoccupazione per la ricerca di personale. Non se ne trova. Anche lei dà colpa al reddito di cittadinanza?
«No, affatto, se dipendesse da me lo aumenterei alle persone che ne hanno realmente bisogno. Il fatto è che deve essere uno strumento temporaneo in attesa di trovare un’occupazione, ma evidentemente non funziona. I navigator, per esempio, che avrebbero dovuto facilitare questo percorso, chi li ha mai visti? Ma sulla crisi del reclutamento del personale ci sono altre ragioni. Noi siamo fortunati perché abbiamo dipendenti stagionali che da anni lavorano col gruppo. Magari poi facendo la stagione invernale in montagna. Ma è accaduto che, specie lo scorso anno, molte di quelle strutture non abbiano aperto. Quindi molti lavoratori stagionali hanno dovuto, come dire, riciclarsi in altri settori. Il primo è l’edilizia, che ha avuto la spinta del superbonus. A mio avviso occorre ripartire dalla formazione, con nuove regole. Il nostro gruppo di recente ha ospitato un corso al termine del quale sono state assunte 11 persone».
I rincari, infine. Tutto aumenterà la prossima estate?
«Sarà inevitabile. I costi dell’energia hanno prodotto a cascata un effetto molto importante. Le materie prime costano il doppio, e spesso non si trovano. Noi ne faremo le spese perché, vendendo i pacchetti vacanze con largo anticipo, non possiamo certo rialzare i prezzi in corso d’opera».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Quali sono nell’immediato le conseguenze del conflitto nel vostro settore?
«Sino a poche settimane fa le prenotazioni andavano a gonfie vele, addirittura in maniera superiore agli anni immediatamente preCovid, come il 2018 e il 2019, che sono stati per noi e per il turismo sardo in generale anni molto interessanti. Poi c’è stato il vuoto. Non mi riferisco al mercato russo, ma a quello generale. È evidente che prevale nei paesi europei ma anche in Italia un atteggiamento di attesa, sia per la paura che il conflitto possa malauguratamente allargarsi, sia perché in questo momento l’ultimo dei pensieri di tutti è programmare una vacanza. Quindi mi auguro prima di tutto che il conflitto si concluda al più presto. In secondo luogo, come albergatore, che l’effetto sul nostro mercato sia temporaneo e riprenda l’interesse».
Dagli anni del Covid alla paura di una guerra mondiale. La pandemia la stiamo lasciando alle spalle, dal punto di vista del turismo, o è solo un’impressione?
«Non lo considero affatto un problema archiviato, ma è evidente che noi albergatori possiamo tirare un sospiro di sollievo. Lo stesso Covid adesso ha una forma più debole rispetto al passato e dunque più gestibile, e non dimentichiamo che il 31 marzo termina lo stato di emergenza nazionale. Ovviamente in albergo bisognerà entrare con il green pass, il governo stabilirà di quale tipo, regola che vale per gli ospiti come per i dipendenti. Resta la prudenza, ma questo potrebbe avvantaggiarci con il turismo nazionale interno che ha ancora qualche titubanza a recarsi all’estero. E se si pensa a una vacanza al mare la Sardegna è sempre al primo posto».
Il 2020, proprio a causa del Covid, è stato l’anno nero del turismo in Sardegna.
«Le conseguenze sono state gravi per noi come per tutti. Anche perché si era arrivati all’estate senza sapere come comportarsi, in sostanza. Molti alberghi non sono stati neppure aperti, così per un paio di strutture anche nel nostro gruppo. Nel 2021 abbiamo ricominciato a respirare, ora vedremo cosa ci riserverà il 2022».
Nel vostro settore c’è molta preoccupazione per la ricerca di personale. Non se ne trova. Anche lei dà colpa al reddito di cittadinanza?
«No, affatto, se dipendesse da me lo aumenterei alle persone che ne hanno realmente bisogno. Il fatto è che deve essere uno strumento temporaneo in attesa di trovare un’occupazione, ma evidentemente non funziona. I navigator, per esempio, che avrebbero dovuto facilitare questo percorso, chi li ha mai visti? Ma sulla crisi del reclutamento del personale ci sono altre ragioni. Noi siamo fortunati perché abbiamo dipendenti stagionali che da anni lavorano col gruppo. Magari poi facendo la stagione invernale in montagna. Ma è accaduto che, specie lo scorso anno, molte di quelle strutture non abbiano aperto. Quindi molti lavoratori stagionali hanno dovuto, come dire, riciclarsi in altri settori. Il primo è l’edilizia, che ha avuto la spinta del superbonus. A mio avviso occorre ripartire dalla formazione, con nuove regole. Il nostro gruppo di recente ha ospitato un corso al termine del quale sono state assunte 11 persone».
I rincari, infine. Tutto aumenterà la prossima estate?
«Sarà inevitabile. I costi dell’energia hanno prodotto a cascata un effetto molto importante. Le materie prime costano il doppio, e spesso non si trovano. Noi ne faremo le spese perché, vendendo i pacchetti vacanze con largo anticipo, non possiamo certo rialzare i prezzi in corso d’opera».
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