Alimenta, impianti fermi scorte di latte in giacenza
di Alessandra Porcu
L’unico semilavorato prodotto a Macomer è nelle cisterne bloccate nei porti L’azienda: «Capisco le ragioni della protesta ma alcuni prodotti si deteriorano»
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MACOMER. Da giovedì scorso l’Alimenta S.r.l. di Macomer, prima e unica azienda italiana a produrre latte e siero ovino in polvere, è stata costretta a fermare i suoi impianti. I magazzini sono pieni di materia prima. Per riavviare la produzione è necessario smaltire le scorte in giacenza. Il semilavorato liquido, da inviare oltre Tirreno, si trova dentro le cisterne bloccate nei porti. Effetto della protesta dei camionisti contro il caro carburante. «Capisco le loro ragioni – ammette l’amministratore, Simone Colombo – ma non ne condivido le modalità. Un conto è impedire il passaggio delle merci a lunga conservazione, un altro è non consegnare latte, carciofi o pesce. Si tratta di prodotti destinati a deteriorarsi in breve tempo. Ciò significa che andranno persi e con loro decine di migliaia di euro». Dello stesso avviso Lorenzo Sanna, responsabile della Foi formaggi di Macomer.
«Manifestare per i propri diritti è lecito, ma di questo passo si mette a rischio la sopravvivenza dell’intera filiera, in particolare del suo anello più debole. Il danno che si sta arrecando è ingente. Credo che si potrà andare avanti solo per un altro paio di giorni. Quello che si prospetta è un vero e proprio disastro Dopodiché – sottolinea – la Sardegna sarà in ginocchio». Secondo le previsioni, ben presto anche gli allevatori potrebbero ritrovarsi con centinaia di litri di latte invenduti. E, a quel punto, sono in tanti a temere lo scatenarsi di una “guerra fratricida”. Di uno scontro tra pastori e autotrasportatori in nome della sopravvivenza. «Spero di essere smentito – aggiunge Simone Colombo – ma se gli organi competenti non interverranno per imporre dei limiti, entro lunedì prossimo il comparto ovino sardo sarà paralizzato. Uno scenario devastante che sarebbe meglio evitare, per il bene di tutti». A entrare in sofferenza sono anche gli impianti a biogas. Progettati per produrre energia elettrica e termica dalla fermentazione di biomasse e dagli scarti della lavorazione di attività umane e animali, stanno smaltendo quantità extra di siero. Nel momento in cui non saranno più capaci di garantire il servizio, i caseifici saranno costretti a interrompere le lavorazioni perché impossibilitati a ritirare il latte del giorno dopo. Un concatenarsi di eventi che potrebbe avere ripercussioni ben più gravi rispetto a quelle che già si stanno verificando. Dal canto loro gli autotrasportatori sono intenzionati a proseguire la lotta. «La Regione è immobile. C’è un rimpallo di responsabilità col Governo – ha dichiarato Alessandro Musiu, portavoce del presidio che da Tossilo si è trasferito nel porto di Olbia –. E in attesa di atti concreti continueremo a difendere i nostri diritti. Non è vero che stiamo allentando la presa. E smentisco il fatto che stiamo “trattenendo con la forza” i colleghi che arrivano dallo stivale». A confermarlo è Gennaro Velotto, della ditta Sinelog S.r.l. di Bologna. «Sono sbarcato lunedì scorso da Livorno con un grosso carico di frutta. Non l’ho consegnata, per solidarietà verso i “fratelli” sardi. Domani ripartirò con tutta la merce a bordo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Manifestare per i propri diritti è lecito, ma di questo passo si mette a rischio la sopravvivenza dell’intera filiera, in particolare del suo anello più debole. Il danno che si sta arrecando è ingente. Credo che si potrà andare avanti solo per un altro paio di giorni. Quello che si prospetta è un vero e proprio disastro Dopodiché – sottolinea – la Sardegna sarà in ginocchio». Secondo le previsioni, ben presto anche gli allevatori potrebbero ritrovarsi con centinaia di litri di latte invenduti. E, a quel punto, sono in tanti a temere lo scatenarsi di una “guerra fratricida”. Di uno scontro tra pastori e autotrasportatori in nome della sopravvivenza. «Spero di essere smentito – aggiunge Simone Colombo – ma se gli organi competenti non interverranno per imporre dei limiti, entro lunedì prossimo il comparto ovino sardo sarà paralizzato. Uno scenario devastante che sarebbe meglio evitare, per il bene di tutti». A entrare in sofferenza sono anche gli impianti a biogas. Progettati per produrre energia elettrica e termica dalla fermentazione di biomasse e dagli scarti della lavorazione di attività umane e animali, stanno smaltendo quantità extra di siero. Nel momento in cui non saranno più capaci di garantire il servizio, i caseifici saranno costretti a interrompere le lavorazioni perché impossibilitati a ritirare il latte del giorno dopo. Un concatenarsi di eventi che potrebbe avere ripercussioni ben più gravi rispetto a quelle che già si stanno verificando. Dal canto loro gli autotrasportatori sono intenzionati a proseguire la lotta. «La Regione è immobile. C’è un rimpallo di responsabilità col Governo – ha dichiarato Alessandro Musiu, portavoce del presidio che da Tossilo si è trasferito nel porto di Olbia –. E in attesa di atti concreti continueremo a difendere i nostri diritti. Non è vero che stiamo allentando la presa. E smentisco il fatto che stiamo “trattenendo con la forza” i colleghi che arrivano dallo stivale». A confermarlo è Gennaro Velotto, della ditta Sinelog S.r.l. di Bologna. «Sono sbarcato lunedì scorso da Livorno con un grosso carico di frutta. Non l’ho consegnata, per solidarietà verso i “fratelli” sardi. Domani ripartirò con tutta la merce a bordo».
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