La Nuova Sardegna

Nuoro

«Domenica tutti al lavoro per salvarci»

di Alessandra Porcu
«Domenica tutti al lavoro per salvarci»

Milia della Profenda produttrice di mangimi: fatturato sceso al 10%, la nostra strategia per uscire dalla tempesta perfetta

2 MINUTI DI LETTURA





MACOMER. La perdita del fatturato giornaliero oscilla tra i 70 e gli 80 mila euro. «Non nego – ammette Pierpaolo Milia, uno dei titolari della Profenda S.r.l. di Macomer – che negli ultimi giorni ho pensato di spegnere i macchinari e chiudere l’azienda. La nostra produzione è calata al 10%. Mancano le materie prime indispensabili per ottenere il mangime. Siamo costretti a razionare la merce da vendere e non sappiamo più come andare incontro alle richieste dei clienti. Comprendo appieno le ragioni che hanno spinto gli autotrasportatori a incrociare le braccia e a far valere i loro sacrosanti diritti, allo stesso tempo non posso non lanciare un grido d’allarme. I presidi, in particolare quello attivo nel porto di Olbia, stanno affossando quelle poche attività che ancora resistono in Sardegna. È necessario attivare una corsia preferenziale per alcune derrate alimentari. Continuando di questo passo non ci sarà più cibo per gli animali e, per forza di causa maggiore, anche gli allevatori si ritroveranno in ginocchio».

A onor del vero, ieri si è cominciato a vedere qualche piccolo spiraglio di luce. Dall’area portuale di Oristano sono usciti alcuni carichi di mais, orzo, piselli e soia. «Quattro quintali in tutto che ci consentiranno – spiega Pierpaolo Milia – di proseguire la lavorazione e assicurare un po’ di sostentamento ai capi di bestiame. Sabato e domenica faremo gli straordinari in modo da garantire le consegne per lunedì 21». Eppure questo sembra non bastare. Fermi a Olbia, da quattro giorni, l’azienda ha una decina di camion. Tra questi una cisterna contenente una grossa quantità di melasso. Un amalgama, addizionato con acqua, che diventa indispensabile nella produzione della mangimistica. «Sto tentando invano di farlo arrivare nel nostro stabilimento di Tossilo – racconta il titolare di Profenda –. Abbiamo estrema necessità del prodotto». E mentre si tenta in ogni modo di sbloccare gli ingranaggi della catena, gli imprenditori sono costretti a guardare oltre Oceano. «È in atto una tempesta perfetta. Oltre al blocco dei mezzi, da tre settimane siamo travolti dagli effetti negativi che la guerra in Ucraina sta avendo sulle importazioni. Le navi cargo restano ancorate nei porti. Ormai non abbiamo più notizie del nostro carico di orzo fermo a Odessa. Ci siamo dovuti rivolgere al mercato statunitense. Attendiamo la merce, acquistata a cifre esorbitanti, per la metà di aprile». Da fronteggiare ci sono poi i rincari dell’energia elettrica. Fino all’inverno passato, stagione dove si registrano i consumi maggiori, il costo mensile di una bolletta si aggirava intorno ai 23 mila euro. «Ora è triplicato – tuona Pierpaolo Milia –. Siamo arrivati a pagare 73 mila euro. Se lo Stato non interverrà per calmierare i prezzi, sarà difficile andare avanti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative