Coltivatori di grano e orzo: la riscossa dei trentenni
di Michela Columbu
Da Oliena a Sorgono e Olzai: giovani imprenditori sulle orme della tradizione «La nostra attività può essere davvero un esempio di ritorno alla terra»
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NUORO. Da diversi anni hanno scelto di dedicarsi alla coltivazione del grano. Sono tre realtà condotte da giovani, ricadenti nel centro Sardegna. Segnale che già prima di questa emergenza sull’approvvigionamento delle materie prime qualcuno ha scommesso sul frumento. A Sorgono, Olzai e Oliena gli esempi non mancano. Poco più che trentenni, sveglia all’alba e parola d’ordine “multifunzionalità”. Si coltiva e si trasforma. Francesca Mereu ha 28 anni ed è l’unica mugnaia di Sorgono. Fin da piccola ha seguito il padre Mauro nei campi dell’azienda di famiglia e ora ha deciso che la sua strada andava di pari passo con “Il Raccolto di Merea”, il nome della sua realtà produttiva che si estende per 35 ettari. Il suo contributo nella evoluzione delle produzioni aziendali è stato determinante: «Perché prima mio padre produceva sopratutto materie prime per il settore zootecnico – spiega –, poi con il mio ingresso formale in azienda c’è stata la conversione a grano e l’acquisto di un mulino. Coltiviamo a rotazione per permettere il riposo dei terreni e maciniamo solo ed esclusivamente quello che produciamo. Prima di intraprendere questa strada lo studio della storia locale mi ha permesso di capire che a Sorgono la coltivazione del grano era una pratica diffusa. E la presenza di un vecchio mulino dismesso lo testimonia. Il nostro è un prodotto di qualità, la cui quantità di annata in annata dipende dalle stagioni». Anche Federico Azuni ha scommesso sui terreni della sua Olzai diversi anni fa.
Trent’anni, è il gestore dell’agriturismo Su Pinnetu. E qua è tornato nonostante sia nato e cresciuto a Cagliari. Laurea in Agraria, la sua scommessa è andata sul grano Senatore Cappelli e sull’orzo che trasforma in farine eccellenti appoggiandosi a mulini autorizzati, e con le quali produce il pane che accompagna i banchetti nella sua struttura.
A sorvegliare il suo lavoro dall’alto, l’imponente Mulinu Vetzu che rimane uno dei pochi testimoni dell’importanza rivestita da Olzai nella produzione cerealicola testimoniata dalla relazione del dottor Antonio Marchi nel 1898 che descrive una realtà florida ora dimenticata. A Oliena invece Federico Lai, 30 anni, festeggia 10 anni di impegno cerealicolo coronato con l’apertura del mulino Su Ghimisone a giugno scorso, assieme al socio Pasquale Serra, 37. Coltivano, macinano, anche per conto terzi, e vendono eccellenza solo sarda. «Vogliamo puntare sul creare una nuova coscienza nel centro Sardegna – spiega Federico –. Costituire una rete delle realtà come la nostra per strutturare ammassi da cui attingere. C’è ancora tantissimo da fare e la nostra attività può essere davvero un esempio di ritorno alla terra». L’impegno – come sottolineato dalla Coldiretti Sardegna – dovrà essere davvero collettivo per tornare a coltivare quella grossa fetta di terre abbandonate che potrebbero garantire maggiore autonomia alimentare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Trent’anni, è il gestore dell’agriturismo Su Pinnetu. E qua è tornato nonostante sia nato e cresciuto a Cagliari. Laurea in Agraria, la sua scommessa è andata sul grano Senatore Cappelli e sull’orzo che trasforma in farine eccellenti appoggiandosi a mulini autorizzati, e con le quali produce il pane che accompagna i banchetti nella sua struttura.
A sorvegliare il suo lavoro dall’alto, l’imponente Mulinu Vetzu che rimane uno dei pochi testimoni dell’importanza rivestita da Olzai nella produzione cerealicola testimoniata dalla relazione del dottor Antonio Marchi nel 1898 che descrive una realtà florida ora dimenticata. A Oliena invece Federico Lai, 30 anni, festeggia 10 anni di impegno cerealicolo coronato con l’apertura del mulino Su Ghimisone a giugno scorso, assieme al socio Pasquale Serra, 37. Coltivano, macinano, anche per conto terzi, e vendono eccellenza solo sarda. «Vogliamo puntare sul creare una nuova coscienza nel centro Sardegna – spiega Federico –. Costituire una rete delle realtà come la nostra per strutturare ammassi da cui attingere. C’è ancora tantissimo da fare e la nostra attività può essere davvero un esempio di ritorno alla terra». L’impegno – come sottolineato dalla Coldiretti Sardegna – dovrà essere davvero collettivo per tornare a coltivare quella grossa fetta di terre abbandonate che potrebbero garantire maggiore autonomia alimentare.
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