Posada, “Su palattu ’e su Conte” ospiterà il centro del gusto
di Sergio Secci
Procedono i lavori di ristrutturazione dell’antico edifico del centro storico. Per il recupero è prevista una spesa complessiva di un milione e 400mila euro
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POSADA. Procedono i lavori per la ristrutturazione del Palazzo del Conte nel centro storico del paese. Ci vorrà oltre un anno per completare il restauro di uno degli edifici più grandi che si trovano all’interno delle mura del borgo fortificato. “Su palattu ’e su Conte”, è infatti un’immensa struttura di quasi 1500 metri quadri edificati su tre piani che l’amministrazione comunale qualche anno fa, ha acquisito al patrimonio pubblico grazie ad una permuta con i vecchi proprietari. Qui a pochi passi dalla chiesa parrocchiale e dal Santissimo rosario, sotto l’imponente castello della Fava, sorgerà “Gusta Tepilora, le eccellenze nella casa del Conte Teodato”.
Si tratta del progetto di sviluppo territoriale Tepilora patrimonio accessibile a tutti, che prevede una spesa complessiva di un milione e 400mila euro. A svolgere i lavori sarà l’impresa Ati di Pierpaolo Boi, sotto l’alta sorveglianza del Ministero per i Beni e le attività Culturali ed il turismo. La zona dove sorge il cantiere, è stata da tempo transennata: le auto non possono più accedere a Piazza Eleonora d’Arborea, fatta eccezione dei residenti che potranno transitarvi solo per caricare o scaricare il veicolo. Il progetto per rimettere a nuovo l’immenso palazzo è redatto dall’architetto Franco Niffoi responsabile di un team di tecnici specializzati.
Una volta ultimato ospiterà attività incentrate sull’enogastronomia locale, spaziando su itinerari a tema in tutto il territorio del Parco di Tepilora, con il coinvolgimento di operatori economici del territorio ma anche con partnership di Legambiente, Fai e Slow Food Italia.
La struttura risalente al primo Medioevo, è citata nel “Liber Fondachi” dei Pisani come “duana salis”, la dogana del sale che la repubblica Toscana registrò tra i beni di proprietà dell’opera di Santa Maria di Pisa, assieme al castello della Fava e alla Curia Murata sede del potere giudicale. Nei primi anni dell’Ottocento una parte del palazzo venne affittato dalla Marchesa Pasqua e quando questa lasciò Posada, ciò che restava del palazzo, venne acquistata da una famiglia di Bitti. L’incuria e l’abbandono hanno portato alla completa rovina del palazzo ed i proprietari impossibilitati al restauro, hanno optato per la cessione al Comune.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Si tratta del progetto di sviluppo territoriale Tepilora patrimonio accessibile a tutti, che prevede una spesa complessiva di un milione e 400mila euro. A svolgere i lavori sarà l’impresa Ati di Pierpaolo Boi, sotto l’alta sorveglianza del Ministero per i Beni e le attività Culturali ed il turismo. La zona dove sorge il cantiere, è stata da tempo transennata: le auto non possono più accedere a Piazza Eleonora d’Arborea, fatta eccezione dei residenti che potranno transitarvi solo per caricare o scaricare il veicolo. Il progetto per rimettere a nuovo l’immenso palazzo è redatto dall’architetto Franco Niffoi responsabile di un team di tecnici specializzati.
Una volta ultimato ospiterà attività incentrate sull’enogastronomia locale, spaziando su itinerari a tema in tutto il territorio del Parco di Tepilora, con il coinvolgimento di operatori economici del territorio ma anche con partnership di Legambiente, Fai e Slow Food Italia.
La struttura risalente al primo Medioevo, è citata nel “Liber Fondachi” dei Pisani come “duana salis”, la dogana del sale che la repubblica Toscana registrò tra i beni di proprietà dell’opera di Santa Maria di Pisa, assieme al castello della Fava e alla Curia Murata sede del potere giudicale. Nei primi anni dell’Ottocento una parte del palazzo venne affittato dalla Marchesa Pasqua e quando questa lasciò Posada, ciò che restava del palazzo, venne acquistata da una famiglia di Bitti. L’incuria e l’abbandono hanno portato alla completa rovina del palazzo ed i proprietari impossibilitati al restauro, hanno optato per la cessione al Comune.
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