La Nuova Sardegna

Nuoro

Bocconi avvelenati, ora è psicosi a Siniscola

di Sergio Secci
Bocconi avvelenati, ora è psicosi a Siniscola

Cresce il numero dei gatti uccisi. E c’è chi ipotizza legami con l’intossicazione della bimba di due anni

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SINISCOLA. Si fa anche l’ipotesi di un’ingestione di qualche sostanza velenosa sulle cause che hanno provocato l’intossicazione della bimba di due anni, ancora ricoverata in terapia intensiva al Bambin Gesù di Roma. Le sue condizioni sono stazionarie e i sanitari non si sbilanciano in attesa dell’esito delle analisi effettuate durante il ricovero. Tra le tante cause che potrebbero aver portato la bimba in contatto con sostanze tossiche, in paese si parla diffusamente di esche e bocconi avvelenati che da qualche tempo sono stati segnalati in varie parti della cittadina, anche se non è provato alcun collegamento tra questi episodi e l’intossicazione che ha portato la piccola all’ospedale. Solo per restare agli ultimi mesi, ben sei gatti sono infatti stati avvelenati nella zona di San’Antonio nel centro storico, altri sei felini sarebbero invece deceduti nella zona di Duai, lungo la strada per la Caletta, e altre segnalazioni arrivano da Sa Sedda nei pressi dell’edificio scolastico. Ci sono state anche denunce alle forze dell’ordine: alcuni proprietari di gatti avvelenati con bocconi gettati per strada avrebbero segnalato la pericolosità e la sconsideratezza di questi gesti. «Insieme ad altre persone stiamo finalizzando un dossier da portare all’attenzione della Prefettura – dice un residente – assieme a una raccolta di firme che partirà a breve per formalizzare ed istituire un tavolo di coordinamento per la gestione degli interventi da effettuare e per il monitoraggio del fenomeno di esche e bocconi avvelenati come previsto dall’ordinanza del ministero della Saluta nel dicembre 2008».

Le conseguenze penali per questo tipo di comportamento, sono abbastanza severe e prevedono la reclusione da quattro mesi a due anni per chi lascia deliberatamente in luoghi pubblici veleni che possono causare la morte di animali domestici ma malgrado ciò, c’è chi evidentemente continua in questo comportamento criminale. «È difficile anche trovare un veterinario disponibile a curare i nostri gatti – dice una donna che qualche mese fa ha trovato il suo gattino agonizzante – solo uno in servizio fuori città ci ha risposto e guidato per il primo soccorso suggerendoci telefonicamente il da farsi». In questo caso, si trattava dell’ennesimo gatto avvelenato nei pressi del cortile della casa di riposo Papa Giovanni XXIII’ dove sono ospitati tanti anziani che non disdegnano la compagnia dei gatti.

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