La Nuova Sardegna

Nuoro

Birdwatching nel parco Tepilora

di Sergio Secci
Birdwatching nel parco Tepilora

La Regione finanzia la costruzione di otto torrette per osservare gli animali nei 4 comuni dell’oasi 

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BITTI. Capanni e torrette di legno, mimetizzate nell’ambiente, per vedere da vicino il raro pollo sultano o i timidi fenicotteri, ma anche il falco di palude e le tantissime varietà di anatre e rapaci che nidificano all’interno del parco di Tepilora. La valorizzazione delle varietà morfologiche, di flora e fauna dell’area protetta passa anche da questi progetti ed è grazie a un finanziamento dell’Assessorato Regionale all’Ambiente di 120mila euro che saranno posizionate otto strutture nei quattro comuni baroniesi. Si tratta di capanni e torrette in legno, integrati con il territorio circostante dove ci si potrà immergere con le dovute precauzioni fra i canneti e le articolate diramazioni della zona umida e area Ramsar degli stagni del Rio Posada. Ma anche negli incantevoli prati di ninfee lungo il lento scorrere delle acque del Rio Mannu e del Posada sul versante di Lodè. Nel compendio boschivo di Usinavà a Torpè e in quelli di Crastatza e Littos a Bitti dove si potranno osservare i mufloni e i daini, l’aquila reale e quella di Bonelli, e tante altre specie di rapaci.

Grazie a un’attività di mappatura e censimento degli operatori turistici e delle associazioni ambientali, sportive e culturali operanti nell’area protetta, i vertici del Parco hanno promosso negli ultimi due mesi una serie di incontri sul territorio da cui stanno emergendo spunti di confronto interessanti con i cittadini. Anche grazie a queste interlocuzioni si stanno valutando indicazioni e proposte che vengono da guide ambientali, appassionati di mountain bike ed escursionisti a piedi. Le attività di mappatura e allestimento di questi siti richiederanno ancora alcuni mesi e forse per la fine dell’anno si potranno concludere i lavori. I capanni saranno realizzati negli ecosistemi lacustri, dove la facilità di osservazione è maggiore per il numero di specie che popolano questi habitat. Nelle aree boschive, a causa della fitta vegetazione, si è invece preferito indicare zone di transizione ai margini delle foreste, nelle estremità tra bosco e radura. In queste linee di confine si ha la possibilità di osservare specie faunistiche di entrambi gli ecosistemi, che si spostano da una zona all’altra. La realizzazione di posatoi o piattaforme sull’acqua in prossimità dei capanni, aumenta poi le possibilità di osservazione e incentiva la presenza delle specie. Così si svolge una doppia funzione: si migliorano le probabilità di fotografare gli animali e si facilita l’insediamento degli stessi, ricreando le condizioni ideali per la nidificazione o l’alimentazione.

Per evitare il più possibile il disturbo della selvaggina i capanni nasconderanno completamente il fotografo con corridoi di avvicinamento totalmente coperti. «Raccontare il Parco e renderlo accessibile alle diverse tipologie di visitatori non può non tenere conto anche delle indicazioni che giungono da chi vive e scopre ogni angolo della nostra zona protetta da molti anni», dice la direttrice Marianna Mossa. «Esistono punti talmente nascosti e difficili da raggiungere che solo pochi esperti ci possono far conoscere. Il tour informativo, appena concluso, nei quattro comuni dell’area protetta ci ha permesso di confrontarci con centinaia di cittadini che hanno condiviso esperienze e informazioni. Le nostre comunità hanno a disposizione un patrimonio ambientale davvero unico, spesso poco conosciuto anche da chi vive sul posto. È incredibile che ci siano bittesi che non sono mai stati nelle foreste di Littos e Crastatza o torpeini che non hanno mai ammirato l’isola di Tavolara dalle cime di punta Coloredda a Usinavà. Ecco che di pari passo al nostro proporci al mondo dobbiamo fare in modo che anche gli abitanti dei paesi del Parco possano conoscere sempre di più la bellezza che li circondano».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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