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Nuoro

Pintadera protonuragica a Nuoro: il primo marchio del pane

di Francesco Pirisi
Pintadera protonuragica a Nuoro: il primo marchio del pane

Manufatto di ceramica ritrovato durante gli scavi nel villaggio Tanca manna. «Questo insediamento è un unicum mai documentato tra i 7mila casi dell’isola» 

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NUORO. Gli scavi di Tanca manna hanno iniziato a dare i responsi sulla città nel tempo nuragico. Tra i ritrovamenti alcuni frammenti di “pintadera”, che era la marca in ceramica utilizzata per decorare il pane. «Si tratta di pezzi dell’utensile che risalgono al primo periodo di vita dell’area di Tanca manna, durante il protonuragico», spiega Demis Murgia, l’archeologo impegnato da circa un decennio nella campagna di scavi, per conto dell’università di Bologna. Quel ritrovamento, insieme ad altri reperti venuti alla luce di recente, ha consentito agli archeologi di stabilire che l’area fu abitata dall’epoca del bronzo medio (tra il 1600 e il 1300 a.C.) e, dopo un periodo di abbondono, fu rispolverata nel tempo del nuragico classico e delle costruzioni a “tholos”, ossia quelle del nuraghe con la torre cilindrica. L’autenticità dei reperti è confermata anche dal fatto che i frammenti di “pintadera” combaciano perfettamente con quelli rinvenuti negli anni ’60 del secolo scorso, durante l’attività di scavi del professor Ercole Contu.

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L’ateneo bolognese ha in qualche modo ripreso proprio quell’opera di ricerca, con l’ausilio di strumenti tecnologicamente avanzati e delle ulteriori conoscenze sull’epoca nuragica, acquisite nell’ultimo mezzo secolo. Tra l’altro si tratta di un’attività destinata a continuare. Nei mesi scorsi è stata rinnovata la convenzione tra il Comune e l’università di Bologna, che tornerà a Tanca Manna, da giugno, sempre col coordinamento dell’archeologo Maurizio Cattani, docente di Preistoria e Protostoria. «L’interesse per il sito – spiega ancora Murgia – è andato crescendo, mano a mano che si sono sviluppate le campagne di scavi. Il dato di fondo è il fatto che l’insediamento rappresenta un “unicum”, proprio per via del concentrarsi in esso di più fasi del tempo nuragico. Una situazione mai documentata nei settemila nuraghi censiti da nord a sud dell’isola». Nel correre dei secoli, il protonuraghe (quello a galleria) è stato soppiantato, per fare spazio al nuraghe, quello che a Tanca manna si conserva ancora nell’attualità.

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«L’altro elemento di questo passaggio storico e architettonico, avvenuto nel sito nuorese – aggiunge Demis Murgia – è la presenza contestuale dei resti delle capanne rettangolari, quelle del tempo iniziale, e delle costruzioni circolari, successive alle prime».

Nuoro e la sua zona nuragica urbana si propongono, quindi, come uno spazio per approfondire la storia e la civiltà tipica della Sardegna, dove ha segnato 1500 anni di storia, dal secolo diciottesimo a.C. e sino alla conquista da parte dei Cartaginesi, prima, e poi dei Romani, nel terzo secolo a.C. «Le conoscenze acquisite grazie all’attività dell’università di Bologna – rimarca Murgia – sono già diverse e significative. In particolare, ci sono note l’organizzazione del sito e la destinazione dei vari locali – spiega ancora l’archeologo – così come le attività quotidiane, per preparare i cibi e realizzare gli utensili, anch’essi funzionali innanzitutto alla vita domestica e, insieme, alle attività agricole». Conoscenze che saranno messe a disposizione dei cultori della materia e di semplici visitatori, non appena decollerà il progetto di valorizzazione, predisposto dallo stesso archeologo nuorese. Tra le altre cose prevede la ricostruzione, a dimensioni reali, di alcune capanne, con i vari utensili. Ma anche l’illustrazione, tramite un supporto digitale, della condizione fisica del luogo e della vita quotidiana di Tanca Manna, quando è venuto alla luce, 3600 anni fa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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