Nuoro, il pallone fa rima con economia
Da Santu Predu agli Stati Uniti d’America e ritorno, Antonio Bussu calciatore fresco di laurea
NUORO. Nuoro, Stati Uniti e ritorno con il pallone sotto braccio e in tasca una laura in Economia, business e administration. È la storia di Antonio Bussu, giovane nuorese classe 1999 che, con la passione innata per il calcio, ha coltivato il sogno americano senza tralasciare la propria realizzazione professionale. «Ho vissuto a Saint Louis in Missouri per tre anni, studiando alla Missouri Baptist university. L’associazione sportiva della scuola, chiamata Naia – racconta il 23enne –, prevede campionati nazionali per ogni categoria di sport ed è ricca di studenti internazionali, le università forniscono tantissime borse di studio».
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Un sogno che parte da lontano realizzato con ogni sforzo: «Ho deciso di intraprendere questo percorso grazie alla Usa College Sport, un’agenzia che ormai da anni porta tanti sportivi in America e che permette di vivere un’esperienza indimenticabile. Dopo una selezione a Bologna – prosegue – ho ricevuto la chiamata di un coach americano e da quel momento è iniziato il mio percorso». Un talento calcistico con la passione per l’economia, un abbinamento non sempre conciliabile in Italia: «Ho scelto questo percorso perché mi offriva la possibilità di proseguire gli studi e allo stesso tempo continuare a giocare. Purtroppo – spiega il centrocampista – ci sono tanti ragazzi che si trovano davanti a questo bivio e non riescono a combinare le due cose. Allo stesso tempo era un’esperienza che mi permetteva di imparare l’inglese».
Un’America a misura di giovane: «Lo sport è un’entità molto importante negli Stati Uniti, mentre in Italia non si da importanza a questa materia e lo si può vedere in quasi tutte le scuole. Il college – racconta Bussu – si differenzia perché è un’esperienza di vita, che oltre a studiare ti permette di vivere con persone di culture differenti ogni giorno e di maturare in fretta. Uno stile di vita che ti permette di crescere rapidamente. Allo stesso tempo ogni programma di studi presentava tantissime opportunità lavorative con aziende importanti, un impatto col mondo del lavoro che dunque inizia molto presto».
Un’avventura calcistica vissuta in un paese dove il calcio non è lo sport di nicchia: «Ma il livello del campionato mi ha stupito – spiega ancora –, ci sono ragazzi che arrivano da tutto il mondo e ciò permette agli allenatori di scegliere il meglio del meglio. In America c’è il tempo effettivo, quindi si gioca di più, e l’intensità è altissima anche per il fatto dei cambi illimitati, che permette di avere sempre qualcuno fresco in campo. Le strutture sicuramente sono più attrezzate, tra palestre, campi e centri di riabilitazione».
Strutture sportive che a Nuoro e in Sardegna, invece, faticano quasi a restare in piedi: «Quelle presenti da noi sono differenti, ma non mancano. Spesso manca anche la voglia di allenarsi e utilizzare quello che la città e la Sardegna ci offre. Sicuramente permettere ai ragazzi di utilizzare strutture senza dover pagare per ogni minuto giocato aiuterebbe – afferma il giovane – così come costruire qualche struttura nuova e all’avanguardia. Però bisogna anche capire che la nostra cultura è completamente differente e anche noi abbiamo tanti vantaggi rispetto all’America che spesso non consideriamo».
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