La Nuova Sardegna

Nuoro

Condannati per un sequestro nel Napoletano, processo da rifare per i sardi Scanu e Boccoli

Luca Urgu
Antonio Buttiglione
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Antonio Buttiglione

Caso Buglione, i due imputati di Bitti e di Siniscola scontavano 18 e 17 anni. Dopo 12 anni dalla vicenda la Corte di Cassazione annulla tutto e rinvia al procedimento ter

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NUORO. Un processo da rifare. Annullate le condanne per il bittese Pasquale Scanu e il suo presunto complice di Siniscola, Giuseppe Boccoli. Dopo dodici anni dall'episodio, il sequestro di Antonio Buglione, imprenditore della vigilanza privata in Campania, che avvenne nel settembre del 2010, si attende ancora una verità giudiziaria. E per scriverla occorrerà ancora del tempo. L'ultimo colpo di scena è arrivato ieri sera 7 giugno dal pronunciamento della quinta sezione della Corte di Cassazione, nell'udienza di discussione dei ricorsi presentati dai difensori degli imputati Pasquale Scanu di Bitti e Giuseppe Boccoli di Siniscola condannati nel 2018 dal gup di Napoli rispettivamente a 18 e 17 anni di reclusione. Sentenza poi confermata in appello ma non in maniera definitiva lasciando spazio ai legali per un nuovo e strutturato tentativo. Così i difensori di Scanu (Tito Flagella e Luca Cianferoni) e Boccoli (Flagella) hanno continuato la loro battaglia giudiziaria strutturando il ricorso davanti ai giudici con l'ermellino da una decina di punti costruiti in filo di diritto. Argomentazioni che evidentemente hanno fatto breccia tanto che la Cassazione ha pronunciato un nuovo annullamento, rinviando ad altra sezione della medesima Corte d'assise d'appello di Napoli, per la celebrazione dell'appello ter.

La vicenda complessa e oscura, Antonio Buglione venne sequestrato per pochi giorni poi si liberò lui stesso in circostanze ancora poco chiare, pende processualmente da dodici anni, ma con il pronunciamento della Cassazione si apre verso nuovi e inattesi sviluppi. Nell'ottobre 2010, fu arrestato Raffaele Ciccone di Saviano, poi a novembre vennero arrestati Giuseppe Boccoli, Pasquale Scanu, Domenico Porcu e, alcuni mesi dopo, Giovanni Canale. Il processo si articolò in primo e secondo grado innanzi alla Corte d'assise e alla Corte d'assise d'appello di Napoli, per poi sfociare nella sentenza della Seconda sezione della Cassazione nel 2015, che annullò il processo di primo e secondo grado per i soli Scanu e Boccoli, confermando le condanne per gli altri imputati Porcu (26 anni), Ciccone (25 anni) e Canale (3 anni). Negli anni successivi, dopo il rigetto della richiesta di rimessione del processo a sede diversa dal tribunale di Napoli, si è celebrato il processo bis a carico dei soli Scanu e Boccoli, che si è concluso innanzi al Gup di Napoli con la condanna del primo a 18 anni e del secondo a 17 anni, poi confermata dalla Corte d'assise d'appello di Napoli nel 2021. Poi ieri il nuovo scenario con la Corte che ha pronunciato un nuovo annullamento, rinviando ad altra sezione della medesima Corte d'assise d'appello di Napoli.

Saranno di nuovo i giudici di Napoli a dire se Scanu e Boccoli erano due sequestratori sardi in trasferta oppure se sono finiti in un gioco più grande di loro di una vicenda costellata di anomalie più volte sollevate dai difensori. Ponendo seri dubbi sia sulla stessa esistenza del sequestro che sulla sua finalità, ma anche insistendo su una serie di episodi quantomeno strani avvenuti dopo la liberazione di Antonio Buglione.

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