Tortolì, imprenditori scettici sulla tassa di soggiorno: «Prima si intervenga su servizi e manutenzioni»
Dopo il consiglio comunale se ne parla tra gli operatori: «Bisogna affrontare anche la questione degli abusivi», «Ci renderebbe meno competitivi»
Tortolì In consiglio comunale si è parlato di possibile istituzione della tassa di soggiorno, cosa che non pare andare a genio a diverse strutture ricettive. Beppe Giacobbe, titolare del Campeggio Villaggio Sos Flores, parla di necessità di approfondire l’argomento. «In ogni caso – afferma l’imprenditore locale – non si può non fare un discorso relativo allo stato in cui si trova la cittadina sotto il profilo della pulizia strade, verde pubblico, marciapiedi e altro. E poi, in caso passasse, i fondi sarebbero vincolati a dare dei servizi, alla manutenzione del verde e altro? Servono incontri per valutare tutto al meglio e successivamente delle risposte chiare».
Anche Marino Catte, titolare e direttore dell’Hotel Arbatasar ad Arbatax chiede che vengano chiariti diversi punti. «In primis – afferma – dovrebbero intervenire con gli abusivi dei posti letto. E poi, come posso chiedere ai miei clienti di pagare la tassa di soggiorno quando anche qui, lungo la via Porto Frailis, è difficile passare, in alcuni punti, causa canne, marciapiedi da sistemare e altro ancora. I fondi della tassa di soggiorno a cosa dovrebbero essere destinati?».
Gino Musella del Camping VillaggioTelis, nella baia di Porto Frailis, non vuole sentirne parlare. «Ma come facciamo – rimarca – a chiedere agli ospiti della mia struttura (che è ancor aperta ndr) i quando Arbatax e Tortolì non si presentano certo al meglio sotto il profilo della pulizia, della manutenzione del verde pubblico. Basta guardare i marciapiedi, dove esistono, in che stato sono. No, non è proprio il caso di parlare oggi di una tassa di soggiorno a Tortolì e ad Arbatax. Prima si deve intervenire con grandi interventi di manutenzione e altro». A schierarsi in maniera netta e decisa contro l’istituzione della tassa di soggiorno, è l’imprenditore Rocco Meloni, presidente del Consorzio turistico Sardegna Costa Est, che conta 23 strutture associate. «La tassa di soggiorno a carico delle strutture ricettive – spiega – non è una buona scelta per il turismo ogliastrino. Non lo è sul piano dello sviluppo del territorio, in quanto è concepita dal turista proprio proprio come tassa, non come equivalente di un servizio erogato. Rende meno competitiva l'Ogliastra per il turista, che e deve già sopportare costi aggiuntivi per i trasporti. Pertanto, potrebbe opzionare altre mete balneari sarde invece che la nostra area».
A parere di Meloni, questa tassa crea un peso oneroso agli albergatori sotto il profilo amministrativo, fiscale ma anche penale. «Infatti – rimarca – l’albergatore opera come sostituto d'imposta, e il mancato versamento, anche per errore materiale, della tassa trattenuta. può costituire reato penale. Chi sostiene la tassa di soggiorno afferma che essa è il modo per finanziare i servizi turistici. Ciò non è vero: rappresenta solo una entrata per il Comune, che la usa per i servizi generali che ritiene utili».
Per l’imprenditore lo dimostra l’Osservatorio nazionale sulla gestione delle tasse di soggiorno, che ha monitorato tutti i diversi Comuni che fino ad oggi hanno applicato la tassa: l’80 per cento degli uffici tributi comunali intervistati non sapeva dire dove erano stati destinati i proventi derivati da tale tassa. Semplicemente erano entrati nelle casse comunali e utilizzati per le spese ordinarie.
«Se e la tassa di soggiorno deve aiutare il bilancio comunale (come è di fatto) – conclude il presidente del Consorzio turistico – bisognerebbe, per equità, estenderla a tutti i settori nei quali consuma un turista: ristoranti, bar, negozi, trasporti, oltre gli alberghi. A me pare un’insensatezza. Sarebbe opportuno non creare altro svantaggio competitivo a una zona, l’Ogliastra, già penalizzata nei trasporti e nei servizi essenziali».
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