Nuoro, ancora due settimane per ammirare le opere di Maria Lai allo Spazio Ilisso
La mostra “Dall’Informale all’opera corale” resterà aperta fino al 15 gennaio
Nuoro Sta per chiudere i battenti la mostra Maria Lai, Dall’Informale all’opera corale presso lo Spazio Ilisso di Nuoro. Inaugurata il 10 giugno, sarà possibile visitarla ancora fino al 15 gennaio del 2023. Della vastissima produzione dell’artista di Ulassai la mostra nuorese offre un repertorio qualitativamente e quantitativamente spettacolare, spesso con opere e documenti inediti e dà conto dell’operosità e della versatilità di un’artista che ha sempre attinto ai miti della sua terra con una concretezza tutta femminile, costruendo telai, cucendo libri, modellando terrecotte, scolpendo e dipingendo una cosmografia interiore ma, soprattutto, tessendo legami mentali tra passato e presente, tra favola e realtà, tra memoria collettiva e derive soggettive.
Quella di Maria Lai è stata un’affabulazione continua ben sintetizzata da Elena Pontiggia – che ha presentato la mostra e ha curato una monumentale monografia dal titolo Maria Lai, Arte e relazione (Ilisso Edizioni) –, con un proverbio orientale che apre la prefazione di quest’ultima: «Accorgiti che il tuo mondo contiene il mondo». Elena Pontiggia restituisce all’opera di Maria Lai una dimensione internazionale, evidenziandone la sua capacità di penetrare dentro le più innovative sperimentazioni artistiche nonché la sua sensibilità nel precorrere tendenze e movimenti che segnano ancor oggi il panorama artistico, senza nulla concedere a un gusto condiviso che ne ha fatto un’icona isolana in bilico tra santificazione e, talvolta, sconfortante banalizzazione. In tal senso sono illuminanti le sue parole quando afferma che «spesso l’eredità del passato, mescolata all’esperienza viva del presente, introduce più facilmente al futuro. Anche per questo in Legarsi alla montagna del 1981 Maria Lai [intervento documentato in mostra col video di Tonino Casula], muovendo da una leggenda tramandata da secoli, è riuscita ad anticipare di quasi due decenni (un arco di tempo enorme nel concitato panorama dell’arte contemporanea) quello che Nicolas Bourriaud ha chiamato nel 1998 estetica relazionale, cioè una forma d’arte che non si esprime in oggetti ma in rapporti, non produce quadri e sculture ma legami, sia pure momentanei e destinati a svanire. […] Ha capovolto insomma il rapporto fra artista e osservatore, facendo diventare la gente il vero autore dell’opera».
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