Fucilato dai nazisti, salvò 70 persone: omaggio all’eroe Piero Borrotzu di Orani
Riflettori puntati sul partigiano sardo ucciso in Liguria il 5 marzo 1944
Orani Una lettera al Corriere della Sera, pubblicata sul giornale di ieri. Poi il rilancio sul sito Dagospia.com. Un modo come un altro per ricordare, per non dimenticare. Come dire: sull’eroe Piero Borrotzu (nella foto) non si devono mai spegnere i riflettori. Partigiano nato a Orani il 25 aprile 1921, fucilato dai nazisti appena 22enne a Chiusola, in Liguria, salvò la vita a 70 persone. A ribadirlo ancora una volta è stato ieri il nipote, Luca Josi, approfittando dell’anniversario di morte. «Cinque aprile, oggi, del 1944. Oltre settanta abitanti di Chiusola, in Liguria, frazione comune di Sesta Godano, in provincia di La Spezia, vengono rastrellati e condotti nella piazza della chiesa pronti a essere trucidati – ha ricordato Josi, ieri sulle pagine del Corriere –. I nazisti vogliono il tenente Piero Borrotzu. Lui si presenta, loro lo torturano e dopo poche ore lo fucilano. I testimoni di quel giorno, che grazie a lui continuarono a vivere e poi a crescere figli e nipoti, raccontano che accolse la raffica dei suoi carnefici gridando: W l’Italia! Probabilmente sarebbe stato un giovane socialista, come la sua intera famiglia, se partito e movimento non fossero stati sciolti da tempo. Ma cosa avrà sognato per il Paese a cui regalava la vita? Città incapaci di manutenere un marciapiede? Scuole in cui insegnanti sottopagati subiscono lezioni di diseducazione civica da protettivi genitori? Ospedali pubblici in decomposizione? O forse, semplicemente, un presente e istituzioni che ispirino fiducia nell’oggi e un orizzonte positivo e possibile per il domani. Lasciando il coraggio agli eroi. Ventiduenne era nato nel 1921: il 25 aprile di una liberazione che non vide».
Medaglia d’oro al valor militare alla memoria , Piero Borrotzu aveva frequentato il liceo a Nuoro, dove ha conosciuto il suo coetaneo e amico fraterno Antonio Mereu, morto anche lui da partigiano. Entrambi entrarono nell’accademia militare di Modena. Piero Borrotzu appena promosso ufficiale venne incaricato di presidiare la Pirelli a Milano. In quei giorni Badoglio proclamò l’armistizio, era l’8 settembre del 1943. I fronti vengono capovolti, regna il caos totale. Il giovane tenente non esita: raccoglie uomini, armi e munizioni, comincia a combattere e crea i primi nuclei partigiani in Liguria, a Vezzano in provincia di La Spezia che è il paese d’origine della madre. Durante uno scontro Borrotzu e i suoi uomini vengono accerchiati, il giovane tenente rimane sulla retroguardia per permettere ai suoi di mettersi in salvo. Intanto il paese, Chiusola, è completamente circondato dai tedeschi il ragazzo si trova davanti a una scelta difficile, scappare calandosi da una finestra e lasciare gli abitanti del paesino in preda alla rappresaglia o consegnarsi al nemico assumendosi la responsabilità. Ancora una volta non esita, combatte fino a quando i suoi non riescono a mettersi in salvo, poi tratta la resa. Si consegna quando gli viene garantito da un ufficiale che la popolazione sarà salvata dalla rappresaglia. I tedeschi lo lasciano nelle mani della X Mas, Piero Borrotzu viene torturato a tal punto che il suo viso è irriconoscibile, trascinato sulla piazza perché la sua esecuzione sia di monito alla popolazione, muore in piedi gridando “Viva l’Italia”. Era il 5 marzo 1945.
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