Nuoro, i cori della città contro la sede unica
Pareri negativi sul bando comunale per i costi mensili e il limite orario
Nuoro Il bando comunale sembra avere un grande pregio: ha messo d’accordo tutti. Sono tutti contrari. La proposta di concessione di un’aula a testa nello stabile di via Tolmino per le attività corali cittadine non piace. Primo perché «aspettavamo un bando ma con comodato d’uso gratuito», mentre la domanda prevede un contributo mensile di 300 euro per usufruire degli spazi. Secondo perché «ci sono limitazioni di giorni e orari, va contro il senso di associazionismo», e terzo perché la struttura è lontana dal centro, dove gran parte dei cori invece sogna di avere una sede affacciata al Corso o quasi. No all’affitto «Un po’ ci siamo rimasti male, con grande sorpresa abbiamo letto che nel bando si parlava di un contributo e non è di poco conto», commenta, interpellata in proposito, Paola Puggioni, direttrice del coro Sos Canarjos. Sulla questione, il presidente del coro Su Nugoresu, Gianfranco Carta, precisa: «Il progetto non era nato con un canone di affitto». Del bando, pubblicato sul sito comunale due giorni fa, se n’era parlato a lungo tra associazioni ma anche in confronti diretti con l’amministrazione. «E le cose – sostiene – erano diverse. Ma poi, considerata la disponibilità solo cinque giorni a settimana e solo dalle 18 alle 23, conviene pagare uno spazio privato da usare quando si vuole, come già molti cori fanno». Il costo «non è indifferente» ammette Alessandro Deledda, vertice del coro Nugoro Amada, che però si limita a dichiarare che «siamo in fase di valutazione se presentare o meno richiesta». Va giù duro il presidente del coro Ortobene, Pietro Devilla: «Così com’è stata ideata, questa concessione è una stupidaggine. Bisognerebbe ricordarsi che le nostre sono associazioni autofinanziate. E poi, questi soldi richiesti, a cosa serviranno?». No alla sede L’ex scuola media di via Tolmino, riqualificata, ospita già la Scuola civica di musica e nell’ambizione degli assessorati a Cultura e Pubblica istruzione dovrebbe diventare “La casa della musica”. Per Paola Puggioni «la convivenza tra associazioni può anche essere possibile» ma per Gianfranco Carta «quella sede è troppo dispersiva e avremmo preferito stare al centro storico». A portata di turista. Interviene anche il presidente di Sos Canarjos, Gianni Ladu: «Iniziativa giusta, ma una sede per un coro significa luogo dove esporre cimeli, targhe, foto. Uno spazio personale – così sulle aule messe a disposizione –. Per impegni di lavoro ci si riunisce generalmente la sera, ma non si tratta solo di prove: associazionismo significa vivere insieme, discutere, chiacchierare. Non si può finire alle 23. Sarebbe meglio un bando che affida ai cori la gestione completa di immobili», suggerisce. «Spazi culturali» Tra le oltre dieci associazioni nel territorio è palese la delusione per un bando tanto atteso e ora formulato non secondo le aspettative. Malumore che accomuna tutti, si diceva. Coro di Nuoro compreso, che parla attraverso il direttore Francesco Mele: «Credo non sia un bando appetibile, sia per il comodato a titolo oneroso e sia per i limiti sull’utilizzo delle aule». La finestra per presentare le richieste rimarrà aperta fino al 20 febbraio. L’idea di creare un condominio di cori e tenores non entusiasma. «Chi ha presentato una proposta del genere – Mele è netto – non ha idea di cosa sia il mondo dell’associazionismo. Per carità, noi non volevamo nulla in più, ma una proposta del genere non tiene conto di cosa siano le nostre attività». Per esempio, «noi immaginiamo spazi che siano centri culturali, che si aprano al turismo, che permettano di fare prove aperte al pubblico. Non questa soluzione in via Tolmino». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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