Maltrattamenti a scuola: al processo il racconto di una madre
A giudizio davanti al giudice monocratico Alessandra Ponti ci sono due maestre di Budoni
Nuoro «Erano mesi che mio figlio assumeva comportamenti strani, irruenti. Non era normale e non voleva andare a scuola. Non riusciva a stare in ambienti poco illuminati perché a scuola per punizione veniva lasciato in una stanza al buio o messo con la faccia rivolta al muro. Si lamentava di avere preso uno sculaccione a scuola e del fatto che quando aveva sete le maestre non gli davano da bere. Non solo, se chiedeva di andare in bagno prima di aver finito il lavoretto, non gli veniva permesso. Una volta, per questo, se l’era fatta addosso ma le maestre – che imponevano ai bambini di non raccontare ciò che accadeva a scuola – non mi avevano detto nulla. O meglio avevano giustificato il cambio dei vestiti, dicendomi che mio figlio si era rovesciato l’acqua».
Mara Sanna mamma di un bimbo della scuola dell’infanzia di Budoni, finita sotto inchiesta per i presunti casi di maltrattamenti, ieri era un fiume in piena. Come altre 28 famiglie, la donna si è costituita parte civile con gli avvocati Gianfranco Flore, Valeria Cau, Nello Ziri, Paolo Canu e Milena Patteri, al processo che vede imputate le maestre Antonella Goddi, di Nuoro, difesa dall’avvocato Carmine Farina, e Maria Agostina Mundula, di San Teodoro, difesa dagli avvocati Lorenzo Soro e Gianfranco Careddu, per maltrattamenti nei confronti di alcuni bambini, e per abuso di mezzi di correzione. L’inchiesta, approdata davanti al giudice monocratico Alessandra Ponti, era partita nella primavera del 2019.
All’udienza di ieri la teste ha raccontato quanto vissuto in prima persona dal figlio che, secondo il pm Francesca Pala, era stato vittima dei comportamenti eccessivi delle due insegnati, e come lui gli altri alunni che avevano assistito. «Una volta che avevo visto i video in caserma avevo avuto conferma di quanto mio figlio diceva e solo allora ero riuscita a dare una spiegazione al suo atteggiamento». E proprio sui video si sono concentrate le domande dei difensori delle insegnanti che ieri sono arrivati a far vedere alla teste un filmato che non aveva mai visto. «Perché aveva fatto considerazioni postume a distanza di due anni? Lei dopo tutto ciò che ha raccontato cosa ha fatto perché i fatti non accadesse in quell’arco di tempo? Inoltre, prima che i carabinieri la chiamassero si era lamentata con altre persone?» ha chiesto l’avvocato Soro. «Mi ero lamentata con alcune mamme e poi ero andata a parlare con le mastre Giovanna e Nella e avevo minacciato che mi sarei rivolta ad altre sedi. La situazione era cambiata» ha risposto la teste. Secondo la difesa delle imputate, infatti, le famiglie degli scolari della sezione C della scuola avevano denunciato i maltrattamenti solo dopo aver visto i filmati in caserma. (k.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
