La Nuova Sardegna

Nuoro

Industria

Antica Fornace, anche la Provincia interviene e convoca i sindaci

di Simonetta Selloni

	Un reparto produttivo dell'Antica Fornace (archivio)
Un reparto produttivo dell'Antica Fornace (archivio)

La fabbrica di Bolotana attraversa una crisi e ha lasciato fuori 22 lavoratori

28 marzo 2024
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Nuoro La Provincia di Nuoro si muove sulla vicenda dell’Antica Fornace Villa di Chiesa, l’azienda leader nel campo delle guarnizioni in gomma, con stabilimenti nella piana di Bolotana dove si è insediata, nei primi anni duemila, nell’ambito del Contratto d’area di Ottana. Mercoledì l’amministratore straordinario dell’ente Costantino Tidu ha riunito i sindaci di 16 comuni dai quali provengono molti (non tutti) i lavoratori della fabbrica, i sindacati Cgil, Cisl e Uil, e il presidente del Consorzio industriale provinciale Gianni Pittorra. Non è stata convocata Confindustria, dalla quale l’Antica Fornace ha preso le distanze dal mese di febbraio, senza peraltro spiegarne le ragioni. L’argomento sul tavolo è la situazione dell’Antica Fornace, azienda-figlia della Duci srl e gruppo Sealcore (Chiuduno, Bergamo), che negli anni ha percepito consistenti finanziamenti pubblici a sostegno della produzione ma anche di progetti di ampliamento: fondi del Contratto d’area per l’insediamento, ma anche del Creo, il Consorzio per la reindustrializzazione dell’area di Ottana. Proprio questi fondi hanno sostenuto l’assunzione di 98 lavoratori con contratti di apprendistato, per tre anni. Di questi lavoratori, 22 non si sono visti convertire il rapporto a tempo indeterminato: nessuno di loro. Un campanello d’allarme, che si aggiunge anche alla cassa integrazione applicata a una buona parte dei dipendenti in servizio (poco più di 120 a tempo indeterminato, gli altri sono quelli che non hanno concluso il triennio di apprendistato). La cassa integrazione è di 52 settimane nel biennio, l’Antica Fornace nel 2023 ha fatto 26 settimane con due rinnovi. Nel 2024 ha chiesto il rinnovo per 13 settimane che non sono ancora concluse, e a marzo ne ha applicato in misura minima, un giorno la settimana. C’è una crisi inequivocabile, per un’azienda che negli anni ha garantito occupazione in una zona diventata un deserto sotto il profilo produttivo e occupazionale. Delle 29 imprese nate con il Contratto d’area, l’Afvc è – con un’ altra in mano a una azienda francese – l’unica rimasta sul campo. Dalla fine del 2023 ha subito un pesante calo di commesse, per il 2024 ne ha appena 600: numeri troppo bassi. Cosa stia provocando questa crisi non è dato sapere, almeno non dall’azienda: il direttore dello stabilimento, Antonio Busi, non parla. Comunicazioni chiuse con la Provincia, con i sindacati: anche perchè, di tutti i dipendenti, solo tre risultano iscritti alla Cgil. E nessuna comunicazione con i giornalisti. I dipendenti, mantenendo l’anonimato, riferiscono della preoccupazione per il calo delle commesse ma soprattutto per il fatto di non conoscerne le ragioni. Tra le varie cause informalmente addotte, la crisi internazionale dei mercati, i conflitti, e, addirittura il costante aumento dell’utilizzo delle auto elettriche, che eroderebbe una quota di mercato, le automobili tradizionali, al quale le guarnizioni sono destinate. Di tutto questo hanno parlato i sindaci nell’incontro convocato dall’amminstratore della Provincia Tidu. Il problema è capire se la situazione sia temporanea, con una crisi destinata a concludersi a breve, o se ci si deve aspettare dell’altro. I lavoratori assunti con contratto a termine sono stati formati dall’azienda per svolgere il loro lavoro, vale a dire che l’Antica Fornace ha investito in giovani per i quali peraltro ha usufruito (e usufruisce) di decontribuzioni.Per Domenica Muravera, segretaria territoriale della Cgil, «La riunione convocata dal commissario straordinario della Provincia è stato un momento di confronto per fare il punto e provare a capire com’è la situazione. Al momento da Cassa integrazione, che interessa solo alcuni settori produttivi, e mancata conversione dei contratti di apprendistato arrivati a termine. È chiaramente una situazione di preoccupazione e lo è ancora di più per il fatto che l’azienda continui a non rispondere nel merito delle decisioni assunte. Noi ci auguriamo che i lavoratori non confermati vengano ripresi nel 2025 a tempo indeterminato. È un’azienda privata, ma come sottolineato ieri da tutti, in quanto destinataria di interventi pubblici è fondamentale il confronto». L’utilizzo dei fondi pubblici è, appunto, l’elemento dirimente. Anche solo per questo le risposte sono dovute.

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