La Nuova Sardegna

Nuoro

Storia e tradizione

Nuoro Santu Frantziscu, giorni di vera fede tra storie e retroscena

di Alessandro Mele

	Paolo Ladu, il pellegrino scalzo di Santu Frantziscu (foto Massimo Locci)
Paolo Ladu, il pellegrino scalzo di Santu Frantziscu (foto Massimo Locci)

I piedi scalzi di Paolo Ladu e la maratona di Zigheddu. Il lavoro di tanti e su filindeu che piace agli americani

03 maggio 2024
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NUORO Preghiere, promesse, pellegrinaggi e riti sacri. Ma ai piedi di Santu Frantziscu, nel santuario campestre di Lula, la festa dei nuoresi è fatta di mille altre sfaccettature, è fatta di momenti e di gesti personali, di suggestivi retroscena. È fatta delle tradizioni di un’intera collettività. Tradizioni che ciclicamente si ripetono anno dopo anno, portandosi dietro uno strascico di emozioni sempre nuove e di volti diversi.

Uno di questi riti, tra il sacro e la tradizione, si svolgerà domani, quando con una celebrazione fissata alle 11.15 e presieduta dal vescovo di Nuoro, monsignor Antonello Mura, sarà ricordato il 139esimo anniversario della dedicazione del santuario. Ma quella di domani, è una giornata nella quale, allo stesso momento, si tiene sa missa de sos priores, la messa dei priori, alla quale saranno presenti non solo Sebastiano Antonio Monne e Maria Assunta Falchi, priori di quest’anno, ma anche tutti quelli che con le loro famiglie hanno guidato negli anni la grande festa dedicata al poverello di Assisi. Dopo la messa, un grande e tradizionale momento conviviale, solo uno dei tanti che questa festa antica prevede nelle giornate dal 1 al 10 di maggio.

Tutto ha inizio con il pellegrinaggio che, anche quest’anno, ha condotto centinaia di fedeli dalla chiesa del Rosario al santuario campestre di Lula. Tra quelli che percorrono i quasi 28 km, chi per grazia ricevuta, chi per chiederla, chi per provare un’esperienza nuova, questa notte lunga e quasi sempre piovosa ha due protagonisti assoluti di fede. Paolo Ladu, il primo, già priore nel 2004, da Santu Frantziscu ci arriva scalzo e con lo stendardo. Il suo arrivo è atteso con grande cura dai priori in carica e dai novenanti che lo accolgono al cancello. Poi c’è Zigheddu, il maratoneta 86enne di Aritzo che quest’anno, per arrivare a Lula, è partito dal simulacro di Sant’Efisio a Nora col suo fido bastone da passeggiata e in tasca quella che lui chiama la carta del pellegrino. Per lui sono oltre 300 i chilometri di fede percorsi. Ma al di là di questi due personaggi, il pellegrinaggio di San Francesco è fatto di tanto altro.

È fatto, ad esempio, di falò accesi lungo la via e di stazioni di sosta ad ogni tappa del cammino. Da Marreri fino a Santa Barbara, in tanti tra ex priori e devoti, prestano il loro servizio offrendo ristoro ai pellegrini. Chi prende un caffè, chi beve un bicchiere di vov, chi mangia un dolce o un pezzo di salsiccia. Non prima, però, di aver pregato e ringraziato lungo un cammino bucolico ma a tratti impervio e aspro. Come quando si arriva a su pettorru e tziu Moro, il salitone di Moro, un tratto di campagna molto ripido, il più famoso tra gli habitué del pellegrinaggio francescano.

All’arrivo al santuario e per 10 giorni un clima familiare, di pace, avvolge l’anima di chi si reca in quel luogo sacro. Il re indiscusso è su filindeu, la minestra nuorese realizzata nel brodo di pecora e con una pasta reticolata che alcuni paragonano ai capelli di un angelo. Tutti lo assaggiano, è quasi doveroso. C’è anche chi ne porta un po’ a casa, magari per un parente che non sta bene di salute.

La festa di San Francesco, poi, si contraddistingue per il lavoro di tante persone. Lavoro che c’è ed è determinante, ma non si vede. È l’opera di devozione che prestano le squadre della macelleria e delle cucine. Lavoro minuzioso, chirurgico, di devozione, che rende protagonisti della festa le allegre brigate di uomini e donne. Ognuno con il suo compito. Chi taglia la carne e chi la cucina, chi lavora la pasta fresca, chi prepara il sugo. Chi offre il caffè e i biscotti, chi si occupa delle pulizie e dell’accoglienza.

«Lasciate, troverete» diceva San Francesco d’Assisi. E questo è lo spirito con cui decine di persone prestano servizio nel santuario campestre di Lula, senza chiedere niente in cambio. E quest’anno da Nuoro a Lula ci sono arrivati a piedi anche un gruppo di americani dell’Ohio. Ci son venuti appositamente per su filideu, su zurrette, il sanguinaccio. Ma soprattutto per respirare pace e devozione. Anche per loro lo stesso saluto di commiato beneaugurante: «A bi falare a chent’annos, che possiate tornare qui fino ai prossimi 100 anni».

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