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Nuoro

Verso la fondazione

Nuoro, il consorzio Satta resta nel limbo

di Francesco Pirisi

	La sede della biblioteca Satta
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La sede della biblioteca Satta

La commissaria: «Comune e Provincia devono quasi due milioni di euro. Biblioteca bloccata dai debiti»

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Nuoro Mancano all’appello 1 milione e 800mila euro da Comune capoluogo e Provincia per poter liquidare il consorzio “Satta”. Tanto che la commissaria regionale Claudia Camarda ha ieri dato incarico a un legale per ristabilire la certezza dei fondi. «Ho chiesto una consulenza, per sapere chi ha ragione e chi torto, considerate le resistenze dei due enti a far fronte ai trasferimenti», ha spiegato durante una conferenza stampa, che arriva a tre giorni dalla fine del suo mandato di “liquidatore”, affidatole nel gennaio scorso dall’amministrazione regionale di Christian Solinas.

«Senza quei fondi non si può procedere a chiudere il consorzio – ha rimarcato Camarda – e questo varrà anche se io dovessi essere sostituita nella carica, dopo il 5 luglio». I soldi sui quali è in atto la contesa tra i due enti soci del sodalizio bibliotecario e il suo commissario liquidatore sono di annualità pregresse, a partire dal 2016: «Comune e Provincia – ha detto Camarda – si sono limitati a pagare poco più di un terzo ciascuno, delle quote di competenze. Che ammontano rispettivamente a 290mila e 270mila. La decurtazione è stata stabilita, unilateralmente, sulla base di una stima che si rifà al numero degli abitanti – ha spiegato – senza considerare che invece la quota è fissata prima nello statuto del consorzio e successivamente accolta, nel 2007, da una delibera dell’assemblea soci».

Si tratta dello stesso atto amministrativo che aggiungeva ai trasferimenti dovuti sino a quel momento altri 20mila euro a testa, per supplire le quote che venivano a mancare per via della soppressione delle Comunità montane, del Nuorese e della Baronia. Dentro la denuncia complessiva ai due soci “morosi”, Camarda però ne ha da rinfacciare soprattutto al Comune: «Nel periodo in cui sono stata commissaria – ha affermato – ho cercato il confronto con l’amministrazione Soddu e gli stessi uffici ma senza ottenere nulla. Si sono trincerati in una posizione di rifiuto di qualsiasi idea di trasferire i fondi ancora inevasi, non andando oltre un secco “non vi dobbiamo nulla”».

Camarda non si è arresa neppure dopo la nomina per il governo del municipio del commissario, Giovanni Pirisi, al quale il 27 giugno ha inviato una missiva, con le identiche richieste. Tanto più che quando è andata ad approvare il bilancio la quota comunale, così come quella della Provincia, l’ha inserita, e per intero. «Qui stiamo parlando di fondi ordinari – ha aggiunto ieri, durante la conferenza stampa – ma credo che i due enti, in quanto soci, si sarebbero dovuti preoccupare anche di eventuali necessità ulteriori del consorzio». Sia il Comune e sia la Provincia avranno un ruolo anche nella futura fondazione – insieme alla Regione, come “new entry” – che dovrà venire alla luce dopo la liquidazione dell’attuale sodalizio. Scelta passata attraverso una legge regionale, durante il mandato Solinas. Contestata dal Comune di Nuoro, che si riteneva messo in una situazione di subalternità, rispetto alla Regione stessa. Norma poi corretta, tanto che oggi appare chiara la pari ordinazione dei tre enti. Ma tanto è stato che proprio in quel momento sono iniziati i tentennamenti dell’amministrazione civica, all’entità da pagare al consorzio. Quanto non ha potuto l’irrigidimento del municipio, l’avevano già causato le sue sofferenze finanziarie, risolte dall’azione sostitutiva della Regione.

Oggi, è ancora da Cagliari che arrivano le uniche notizie rassicuranti, per il bilancio della biblioteca. Camarda: «Gli uffici hanno dato garanzie sia per il pagamento della quota di quest’anno, 400mila euro, sia dei 500mila non trasferiti per l’annualità 2022». Riguardo ai sei mesi di mandato, la commissaria rivendica una serie di atti: «Con l’aiuto di uffici e operatori ho restituito un assetto organizzativo all’attività. Grazie anche alla proroga del contratto alla cooperativa che garantisce una parte dei servizi. C’è stata la costituzione del collegio dei revisori e poi la nomina. Poi l’approvazione del consuntivo». Il tutto per lasciare un ente in ordine, che aspetta da anni di diventare fondazione.

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