L’associazione Luca Coscioni: Badu ’e Carros cade a pezzi
Il sodalizio: i detenuti denunciano carenze e censure sulla posta
Nuoro Non solo i gravi problemi strutturali di cui soffre il carcere di Badu ’e Carros, un penitenziario di massima sicurezza e vecchia concezione che, con il passare del tempo, mostra tutte le sue criticità. Problemi segnalati da alcuni detenuti - sono 215 di cui 7 al 41 bis - all’associazione Luca Coscioni già da un mese; ora si sono aggiunte ulteriori denunce riguardo la spedizione della corrispondenza. «Le operazioni di spedizione della corrispondenza condotte secondo una prassi che appare non del tutto trasparente – riferisce Gianandrea Bufi per conto dell’associazione Coscioni –. Uno dei firmatari scrive che “tutte le lettere indirizzate alla vostra associazione (Luca Coscioni ndr), vengono bloccate per impedirci di comunicare con voi, un abuso”», in pratica una sorta di censura. C’è poi il fatto che a Badu ’e Carros i colloqui con i familiari avvengono sempre con il controllo a vista: non si è dato ancora corso alla sentenza della Corte costituzionale, risalente ormai a un anno fa, che garantisce ai detenuti il diritto all’affettività, che non necessariamente implica una declinazione sessuale, ma neppure la esclude. Ma questa sentenza di civiltà, che allinea l’ordinamento penitenziario italiano a gran parte degli ordinamenti europei, è impedita dalla mancanza di luoghi adeguati, un problema che non riguarda soltanto Badu ’e Carros ma in generale tutti i dieci istituti penitenziari isolani. Lo conferma sia la garante dei diritti dei detenuti, avvocata Giovanna Serra «La sentenza è di un anno fa, ancora non sono stati individuati gli spazi idonei», ma anche il provveditore penitenziario regionale, Domenico Arena. «È vero, ci siamo posti il problema dell’individuazione di spazi adeguati, e non solo per Badu ’e Carros. Tra le soluzioni, abbiamo pensato a dei piccoli prefabbricati che potrebbero consentire al detenuto di esercitare quel diritto all’affettività, non solo sessuale, ma anche con i figli e i familiari. La spesa per realizzare questi prefabbricati non è stratosferica, stiamo parlando di circa mezzo milione di euro. Abbiamo anche già chiesto al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che però non ha fondi». Da allora è stata avviata una intelocuzione con la presidente della Regione, Alessandra Todde «la Regione ha mostrato sensibilità e ha manifestato l’intenzione di aiutarci». È uno dei problemi, appunto, sul piano strutturale che riguarda soprattutto i vecchi istituti, quale appunto Badu ’e Carros. «Il commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria, Marco Doglio, ci ha fatto sapere che per il 2026 c’è in programma un intervento su una serie di strutture. Aspettiamo». «I problemi strutturali sono noti, e li abbiamo puntualmente segnalati – dice l’avvocata Serra –. A Badu ’e Carros dovrebbero esserci tre cucine, una per l’Alta sicurezza, una per i detenuti comuni, una per il 41bis: ce n’è una sola. Un altro problema ha riguardato l’acqua: dai rubinetti sgorgava scura e maleodorante. Il monitoraggio è costante, con la direzione dell’Istituto e con il Provveditorato regionale». Da marzo a giugno erano stati rilevati parametri fuori norma di manganese, ai detenuti veniva data l’acqua minerale. Ora è tutto tornato alla norma (le ultime analisi sono di ieri), ma il problema sono le tubazioni. Vecchie, come il carcere, sempre più inglobato nella città e con una pressochè nulla possibilità di trovare nuovi spazi che diano risposte alle esigenze che si manifestano. E tra le criticità, c’è sicuramente l’assistenza sanitaria. Ancora Giovanna Serra: «Non c’è il Serd. E molti detenuti hanno bisogno di assistenza. C’è lo psicologo, l’assistente sociale, ma non il medico. E manca il dentista, ancora non si è provveduto. Una situazione molto, molto grave». Il carcere è un microcosmo che riflette in dodicesimi ciò che accade fuori: la carenza di medici è un comune denominatore. «Sì, ma i detenuti, diversamente dalle persone libere, non hanno alternative – dice Arena –. Anche su questo abbiamo coinvolto la Regione». Sulla denuncia dell’associazione Luca Coscioni relativa alla corrispondenza, arrivano le puntualizzazioni del provveditore regionale. «Non c’è alcuna censura, a meno di un provvedimento dell’autorità giudiziaria o delle restrizioni imposte dal regime del 41bis – chiarisce –. La corrispondenza viene recapitata in giornata. Se viene consegnata dopo le 13, può slittare di 24 ore, ma sono tempi fisiologici». © RIPRODUZIONE RISERVATA
