La Nuova Sardegna

Nuoro

Il caso

«Pratosardo è immerso nei miasmi: l’impianto di compostaggio va spostato»

di Valeria Gianoglio
«Pratosardo è immerso nei miasmi: l’impianto di compostaggio va spostato»

La richiesta del Consorzio operatori: «Non si può lavorare in queste condizioni». Il sindaco: «Con la Provincia stiamo valutando tutto e cercando le risorse per lo spostamento»

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Nuoro All’oleificio 2M, nel lotto 151-A, dopo il tentativo di fermare i miasmi in arrivo dall’esterno sigillando il capannone, per preservare il prezioso prodotto che ha conquistato pure diverse certificazioni di qualità, hanno dovuto persino acquistare alcuni dissuasori anti-mosche. «Li abbiamo sistemati qui all’ingresso – spiega il titolare, Luca Manca – spruzzano vapori nell’aria che le tengono lontane, perché qui altrimenti non si può stare. Qui non è più solo un problema di odore nauseabondo che proviene dal vicino impianto di compostaggio, ma anche di una marea di mosche e insetti che attira. Non ce la facciamo più: devono spostare l’impianto: Comune, Consorzio industriale provinciale e Provincia se ne devono fare carico». Cinquantatrè anni, proprietario di un’azienda piccola ma fruttuosa, Luca Manca, con l’impianto di compostaggio di Pratosardo ci è praticamente nato. «Sono arrivato qui in questo capannone, che lo avevano appena aperto – racconta –  ma allora non potevamo sapere cosa ci avrebbe causato in seguito. Da allora è stato un disastro: produce un odore insopportabile, che si sente non solo da me, che sono vicino, ma anche in tutta la zona industriale. Tant’è che è da tempo che nei pressi dell’impianto nessuno riesce più né a vendere né ad acquistare un terreno. E come si fa, del resto? Qui siamo costretti persino a sigillare la nostra azienda, per evitare che i miasmi danneggino il nostro olio delicatissimo».

Nella rivendita di elettrodomestici di Peppe Mattu, invece, non utilizzano né sigilli, né dissuasori, ma solo una dose industriale di santa pazienza, che ormai, per la verità, è arrivata davvero alla fine. «Ci sono giorni in particolare che quell’odore è ancora più insopportabile, come oggi – racconta Mattu, titolare di un’attività dell’area industriale e vicepresidente del Consorzio di operatori di Pratosardo – stamattina sono arrivato qui presto e dalla puzza non riuscivo quasi a uscire dalla macchina. È ora di finirla: quel centro di compostaggio deve essere spostato. Devono fare i controlli all’improvviso e a campione, perché dalle analisi che abbiamo fatto fare noi, da tempo, come Consorzio di operatori della zona, l’inquinamento risulta eccome. E poi devono trovare una zona più adatta: penso ai tanti capannoni dismessi dell’area di Ottana».

«Chiederemo un incontro al Consorzio industriale provinciale, proprietario dell’impianto, e al Comune, per la parte che gli tocca relativa anche alla salute pubblica – spiega il presidente del Consorzio di operatori di Pratosardo, Giampiero Pittorra – Pratosardo soffoca: l’impianto di compostaggio non fa compost. Doveva essere un impianto virtuoso, un esempio di economia circolare e sostenibilità ambientale, mentre dal 2017, invece, produce tutto tranne compost di qualità. Era stato autorizzato senza valutazione di impatto ambientale proprio perché destinato alla produzione di compost di qualità, mentre oggi è al centro di una situazione ambientalmente e socialmente insostenibile. Le emissioni odorigene fortissime e persistenti rappresentano una forma di inquinamento atmosferico, che compromette la qualità della vita di chi lavora nell’area industriale e danneggia gravemente le attività economiche presenti. Respirare aria irrespirabile non è un disagio: è un problema di salute pubblica. A questo si aggiunge un danno ambientale evidente: la proliferazione incontrollata di mosche, sintomo chiaro di un processo non gestito correttamente, e il fatto – noto a tutti – che il cosiddetto “compost” non venga utilizzato, ma di fatto scartato, smentendo la finalità stessa per cui l’impianto è stato autorizzato».

Per Pittorra e gli operatori di Prato sardo, dunque, gli enti responsabili a vario titolo dell’impianto o della situazione, come la Provincia, guidata dal presidente Giuseppe Ciccolini, il suo consorzio provinciale – il presidente è Roberto Cesaraccio – e il Comune, devono intervenire in modo immediato. Perché, sottolinea, «siamo di fronte a una distorsione grave dell’autorizzazione originaria: non si produce compost di qualità, si genera inquinamento, si danneggiano imprese e lavoratori, si compromette l’ambiente. L’impianto è di fatto della Provincia (controllato e controllore) attraverso il Cip , ma anche il Comune comunque non può più voltarsi dall’altra parte. Non bastano rassicurazioni informali, non bastano tavoli tecnici senza esiti. Serve un intervento immediato, trasparente e pubblico. Chiediamo una verifica urgente sul rispetto delle condizioni autorizzative, una valutazione reale degli impatti ambientali e sanitari, decisioni chiare: o l’impianto va fermato e spostato Pratosardo non può continuare a pagare il prezzo di un impianto che, nei fatti, ha tradito la sua missione. L’economia circolare non può diventare un alibi per tollerare inefficienza, inquinamento e silenzi istituzionali. Ora la responsabilità è politica e amministrativa. Il Comune deve scegliere da che parte stare».

«C’è tutta la disponibilità a incontrare gli operatori di Pratosardo – dice il sindaco Emiliano Fenu – Il Comune sta valutando la situazione con il Consorzio industriale provinciale e la Provincia e di pari passo stanno andando avanti le interlocuzioni per trovare le risorse necessarie allo spostamento».

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