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Lascia Milano e torna in Sardegna per riaprire la storica edicola del paese: il 28enne Giorgio Piras racconta la sua scelta

Lascia Milano e torna in Sardegna per riaprire la storica edicola del paese: il 28enne Giorgio Piras racconta la sua scelta

Il giovane di Perdasdefogu spiega perché ha deciso di lanciarsi in questa impresa in controtendenza

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Perdasdefogu L’hanno già chiamata “l’edicola di Peratta” perché a far rivedere i giornali – in carta – nella bottega storica del corso di Perdasdefogu dopo due mesi di serranda abbassata, è Giorgio Piras, cognome ribattezzato appunto “Peratta” in un paese che di soprannomi ne ha il triplo dei nuclei familiari. Giorgio, ex emigrato tornato a casa «perché solo chi è andato via capisce il valore del ritorno dove sei nato». Ogni mattina alla sei, da quattro giorni, attende «la macchina dei giornali pur sapendo che «oggi è diverso, bisogna inventarsi qualcosa, ma tutto attorno al mondo dell’informazione che è il fondamento della vita». «Credo – dice straconvinto – che i giornali continueranno a esistere e ad essere letti perché c’è bisogno di riflessione, di approfondimento, c’è sete di vera conoscenza e tutti ormai stanno comprendendo che i social mordi e fuggi non interpretano la complessità del mondo tormentato che stiamo vivendo. I giornali, i buoni giornali sì».

Al suo fianco c’è ancora l’ex edicolante tuttofare, Marco Melis, 50enne, lavora in mensa al poligono militare dopo essere subentrato allo zio Domenico, al padre Daniele, alla madre Pina Pili. Più di sessant’anni fa aveva iniziato nonno Sebastiano. «Una volta era andato a cavallo a Serra Longa a prendere i giornali che non potevano arrivare per la troppa neve che bloccava una macchina sulla strada di Monte Corongiu».

Il nuovo edicolante ha 28 anni. A Milano ha passato due anni all’Accademia dell’internazionale. «Incontravo spesso Zanetti e Bergomi, mi chiamavano il sardo delle pietre di fuoco». Aveva legato coi figli di Zanetti, giocavano nella giovanile. Ricorda: «Dovevo osservare gli allenamenti della giovanile dell’Inter, osservare bene i passaggi e la precisione nei tiri e dovevo poi segnalare il tutto ai vari dirigenti». Dopo la specializzazione in Elettronica all’Ipsia ecco l’emigrazione forzata. «Sono scappato per lavorare prima in un bar a Cinisello Balsamo, poi a sfaticare in una ditta di spedizioni. Mi mancava la vita semplice, quella dolcezza e il privilegio di sentirsi paesani, amare il paese casa per casa, come si legge nei murales all’ingresso venendo da Cagliari».

Rimpianti? «Milano è una città viva, frenetica. Ho imparato tanto, si danno da fare, conoscere il mondo è importante. Quando ero al bar ho conosciuto sindaci e giornalisti. E tanti campioni. A Cinisello servivo il caffè a Giovanni Trapattoni, c’era gente che veniva al bar solo per un autografo del Trap». Oggi l’edicola. «Un azzardo. Ma le sfide intrigano, mi ha già fatto piacere l’accoglienza, i tanti grazie di chi è venuto a prendere un quotidiano, a chiedermi di portare libri. Li porterò presto. Foghesu, anche per via del festival letterario SetteSere, ama la buona letteratura. Mi darà una mano anche Marco. Cercherò di accontentare chi mi chiede di inondare le case di libri soprattutto per i ragazzi. E di promuovere i quotidiani. Sono il pane, anzi il giornale nostro quotidiano. Sarà dura. Ma ci credo».

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