Nuovi scavi in arrivo a Tanca manna, parte la caccia alle capanne del Nuragico
In campo a Nuoro un gruppo di esperti delle università di Bologna e Sassari
Nuoro Il numero verosimile delle capanne e i confini del villaggio tra gli obiettivi della nuova campagna di scavi a Tanca manna, nell’abitato di Nuoro. L’attività dovrebbe essere avviata nella primavera del 2026. A capo dell’intervento le università di Bologna e Sassari, che sono beneficiarie delle risorse di un bando europeo, per la ricerca archeologica. Nello specifico il lavoro seguirà i riscontri di alcune rilevazioni fatte nel recente passato, che hanno evidenziato resti nuragici, oltre l’area sinora oggetto delle campagne di scavi.
Attività guidata proprio dall’ateneo felsineo, a Tanca manna, con una squadra di archeologi, di cui era a capo il docente Maurizio Catani. Scavi il cui epicentro è stato il reticolo delle capanne, che nel villaggio nuragico di Nuoro hanno come caratteristica la forma rettangolare. Nel momento che riaprirà il cantiere, si valuterà per l’appunto cosa c’è ancora di nascosto sotto il suolo. Mentre non dovrebbe essere arrivato il momento per studiare struttura e delimitazione del protonuraghe, che i professionisti impegnati a Tanca manna ritengono sia stato il primo edificio costruitovi.
«Sulla sua esistenza non ci sono dubbi», spiega Demis Murgia, archeologo nuorese, che ha fatto parte del gruppo di ricerca del professor Catani. «Di quella prima costruzione – spiega – sono emersi diversi elementi edilizi, tra cui il muro esterno dell’attuale torre, dirimpetto all’ingresso del parco naturalistico». Due momenti edificatori distinti, ma all’interno della stessa età, quella del bronzo medio, a partire dal 1700 e sino al 1300 a.C., quando Tanca manna fu abitato. «Il villaggio nuorese è un esempio dell’evolversi della civiltà nuragica, con gli adeguamenti architettonici che portarono dal protonuraghe all’attuale costruzione “a tolos” (edificio circolare, caratteristico del mondo antico, ndc».
Prima dell’abbandono del sito. Dove invece vi torneranno, per cerimonie di culto, le popolazioni delle stagioni successive, quando l’età nuragica si è consumata e viene rivissuta nel mito. Modifiche edilizie e insieme cambi di destinazione, confermati dal rinvenimento di frammenti di una “pintadera”, il vassoio in terra cotta con i raggi che s’irradiano sul fondo. Scoperte che hanno accresciuto l’interesse per continuare a scavare e capire cos’è stato Tanca manna, progenitore dell’attuale centro urbano, insieme ad altri villaggi presenti nel territorio.
«La volontà della struttura scientifica sinora impegnata nel sito nuorese – conferma Murgia – è proseguire nella ricerca. Con scavi davanti alla torre conservatasi sino ai nostri giorni, onde capire più a fondo l’architettura e lo spazio occupato del protonuraghe». Sarà l’impegno degli anni a venire, a condizione naturalmente della disponibilità di risorse economiche dedicate al programma di ricerca. A Tanca manna Demis Murgia è titolare di una concessione decennale, per attività didattiche e di fruizione turistica. I cui primi vagiti si sono avuti l’anno passato, con l’apertura alle visite.
Dentro il pacchetto il tour tra il nuraghe e le capanne, unito dall’illustrazione in 3D di quello che il villaggio era in origine. L’attività può contare su un’infrastruttura (in metallo corten), per l’accoglienza dei visitatori, con alcuni servizi che rendano confortevole il tempo di permanenza nel sito. Progetto finanziato dalla Regione all’interno del bando CultureLab, che ha premiato l’idea dell’archeologo Murgia e della sua associazione, “Anarchea”.
