Aggredirono un compaesano e si ferirono tra loro, condannati
La vittima era stata accerchiata e ferita a colpi di caraffa e con un coltello
Sindia Si è concluso con tre condanne il processo per l’aggressione di un compaesano avvenuta nel maggio 2022 a Sindia. La giudice monocratica del tribunale di Oristano, Francesca Falchi, ha messo la parola fine a una vicenda segnata da una sproporzionata azione di forza: un uomo accerchiato e colpito da altri tre con caraffe e coltelli, in un assalto così confuso da trasformarsi in un clamoroso incidente di “fuoco amico”.
Il verdetto letto in aula ha stabilito una pena di 15 mesi di reclusione per Roberto Pinna, la figura centrale, secondo l’impianto accusatorio. Per lui la giudice ha disposto l’assoluzione dall’accusa di lesioni aggravate per uno dei capi d'imputazione, confermando, tuttavia, la responsabilità per gli altri episodi contestati, tra cui il porto ingiustificato di un coltello. Per gli altri due coimputati, Maurizio Daga e Andrea Demetrio Daga, la condanna è stata fissata a 11 mesi ciascuno.
La strategia difensiva, curata dagli avvocati Luciano Rubattu per Pinna e Agostinangelo Marras per i due Daga, ha puntato a ridimensionare la portata delle accuse e la sussistenza di alcune aggravanti, ottenendo per il principale imputato l'esclusione di uno dei profili di gravità inizialmente contestati dal pubblico ministero Andrea Chelo. La ricostruzione dei fatti emersa durante il dibattimento ha messo in luce una dinamica singolare, dove la superiorità numerica degli imputati non ha impedito un grottesco errore tecnico.
Secondo quanto accertato, l'azione contro la vittima, sarebbe avvenuta in via Giovanni Maria Chessa: prima l'utilizzo di una caraffa di birra come strumento contundente, poi una violenta colluttazione fisica. È in questo frangente che si è verificato l'evento più anomalo: Roberto Pinna, nel tentativo di colpire il compaesano con un coltello, ha finito per ferire accidentalmente al braccio il suo stesso compagno, Maurizio Daga, provocandogli lesioni giudicate guaribili in 18 giorni. Una prognosi paradossalmente più lunga di quella riportata dalla vittima, che era di 15 giorni. Il sangue versato in strada, dunque, non era stato solo quello del bersaglio dell’azione aggressiva, ma anche quello di uno dei membri del gruppo, colpito per errore dalla furia del suo alleato. Con molta probabilità i legali dei tre impugneranno in appello la sentenza. Decisione che però avverrà unicamente dopo che si conosceranno le motivazioni delle tre condanne.
