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Grazia Deledda rivive a Villa Piercy. «Un debito d’onore verso il Nobel»

di Luciano Piras
Grazia Deledda rivive a Villa Piercy. «Un debito d’onore verso il Nobel»

Il pittore itinerante Vanni Rocca interpreta l’universo del romanzo capolavoro “Canne al vento”

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Bolotana Turbato, inquieto. Il volto scavato. Custode di un segreto tremendo. Povero, talmente povero che Vanni Rocca ha evitato di stendere sulla tela la benché minima inserzione dorata. Un caso unico. Soltanto bianco e nero, tonalità grige e giochi di luci e ombre. «Efix era così» racconta il pittore. Efix: il vecchio servo delle dame Pintor di Galte, il grande protagonista di “Canne al vento”, il romanzo capolavoro di Grazia Deledda datato 1913. Efix: olio su tela, un metro per un metro, tecnica mista, pennelli, spatole e stracci. È una delle nove opere (tutte della stessa misura, tutte con un tocco dorato, salvo questa) del progetto artistico “Siamo canne al vento” che racconta in pittura l’universo narrativo della scrittrice nuorese ora celebrata per i cento anni dall’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura.

«È giunto il momento che anche il mondo della pittura renda il dovuto omaggio a Grazia Deledda», sottolinea Vanni Rocca, mentre attende una comitiva di visitatori nell’incantevole Villa Piercy, tra i boschi dell’altipiano di Badde Salighes. È qui, nelle stanze che dalla seconda metà dell’Ottocento furono casa della famiglia del famoso ingegnere gallese costruttore delle ferrovie in India e in Sardegna, Benjamin Piercy, che il pittore di Sennori ha allestito la mostra che racconta Grazia Deledda.

«Una donna che ha dato tanto anche agli artisti sardi della sua epoca» ribadisce, davanti al ritratto immaginifico di Noemi Pintor. Bella, profonda, «coi folti capelli neri dorati splendenti intorno al viso pallido come due bande di raso». Bello è anche lo scapestrato e dissoluto Giacinto, gli occhi accesi dal colore oro. Immagini che parlano, sussurrano. È la prima volta che un artista si fa carico di interpretare pittoricamente un’intera opera della prima e unica donna italiana a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura. Di casa ad Alghero, ma girovago senza confini e senza muri, sempre in camper, sempre in viaggio nel Vecchio Continente con la moglie Sabrina Porcu, Vanni Rocca, classe 1978, dice che «nel 2023, mentre rileggevo “Canne al vento”, ho compreso che quelle pagine sono un manifesto d’identità: rituali ancestrali, dignità antica, storie di un popolo che resiste. Grazia Deledda ha descritto con immagini di potenza visiva straordinaria, vite disperse in una piccola isola al centro del Mediterraneo. Ha dimostrato che si può raggiungere l’eccellenza universale del Nobel proprio attraverso l’identità autentica di un popolo».

Un tributo emotivo al romanzo “Canne al vento” che è stato presentato per la prima volta, in anteprima, a Magie d’Inverno, Nuoro, autunno scorso. A gennaio un passaggio nazionale, in Tv, su RaiUno, nella puntata di “Linea verde” dedicata alla Barbagia. Ora a Badde Salighes, due giorni appena, come i migliori distillati, sabato e domenica scorsi, a Villa Piercy, parco botanico, giardino storico. Un’oasi nel cuore della Sardegna, gestita dalla Pro loco di Bolotana, presidente Raffaele Foddis. Elisabetta Uda e Claudia Leone sono le operatrici museali che caricano di passione ed entusiasmo chiunque passi da queste parti. «Sessantamila i visitatori registrati solo nel 2025» dice Foddis.

«È una villa che ha tanto da raccontare della nostra isola» va avanti Vanni Rocca. «Quando vieni qui per la prima volta, scoprirai un posto talmente magico che è sicuro che ci tornerai. Impossibile resistere al suo fascino e alla sua storia» garantisce con un sorriso grande così. In effetti, qui a Villa Piercy, Rocca aveva già esposto nell’aprile dell’anno scorso. Aveva portato una selezione della sua serie sugli abiti tradizionali sardi. “Sardegna e Galles, storie di abiti e di persone”, il titolo della mostra. «Quale posto migliore di questa Villa – spiega – visto l’amore dei Piercy per gli abiti della nostra isola?». La famiglia dell’imprenditore inglese approdato in Sardegna nel 1863 , infatti, era solita indossare i panni tipici di diversi paesi del Marghine come pure della Barbagia. I Piercy si erano talmente innamorati della terra dei nuraghi che avevano persino imparato a parlare il sardo. «Ecco perché il mio racconto sulla Sardegna incontra le parole di Grazia Deledda» riprende fiato Vanni Rocca. Pronto, il pittore itinerante, a portare le nove opere del progetto “Siamo canne al vento” su altri lidi. «Ma era importante partire da qui» sottolinea deciso, davanti al ritratto di Lia Pintor. Poco più avanti ci sono le tre Dame di spalle. 

“Il bacio” tra Grixenda e Giacinto è un capolavoro. Rocca mostra tutta la sua padronanza tecnica, tonalista, e stilistica. La creatività esplode nel quadro “Quis resistit hujas?” e penetra tra “Gli spiriti magici”, a svelare folletti, fate ed esseri erranti. Il percorso chiude con “Le canne”: un metro per un metro, un quadrato onirico e surreale che ti inghiotte e ti trascina. «Le nove tele rimarranno per sempre fruibili, come un corpus unico che testimonia un debito d’onore finalmente saldato» si lascia andare l’artista. Autodidatta. Un uomo che fino ai quarant’anni ha lavorato in tutt’altro settore, «felice e con colleghi eccezionali», racconta. Poi, all’improvviso ha scoperto i colori. Ha preso la via dell’arte e ha lasciato tutto il resto. Per fortuna.

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