Morta a 23 anni in corsia, la Cassazione rigetta il ricorso: cosa è successo
Francesca Debuggias era deceduta nel 2017 a causa di una ischemia
Nuoro Morte in corsia, il caso è chiuso. La Corte di Cassazione ha infatti rigettato il ricorso presentato dall’avvocato di parte civile Alessandro Tuvoni per conto di Salvatora Debuggias, contro la sentenza di assoluzione emessa dalla Corte d’appello, a favore di Teresa Orani (medico del Pronto soccorso difesa dall’avvocato Lorenzo Soro) e Sandro Arminu (infermiere della centrale del 118 difeso dall’avvocato Sebastiano Chironi), finiti a processo dopo la morte della 23enne Francesca Debuggias, avvenuta il 19 luglio del 2017 a causa di una ischemia.
Per i familiari della ragazza, il tragico evento era da imputarsi a una ritardata diagnosi e alle successive cure a cui era stata sottoposta, nonostante avesse da subito “lo sguardo deviato verso destra”. Al contrario, le difese degli imputati hanno sempre sostenuto il rispetto dei protocolli sanitari e il fatto che le cause della morte della giovane non fossero legate alle condotte del medico e dell’infermiere professionale della centrale del 118.
La parte civile, invece, si è sempre battuta per provare che non era stata fatta una diagnosi differenziale. Secondo la difesa di parte civile, le linee guida non erano state seguite, nonostante i primi segni dell’ischemia fossero apparsi sulla giovane già dal momento della chiamata al 118, sostenendo quindi che già da quel momento sarebbe stato opportuno applicare il trattamento sanitario previsto in queste circostanze. In ragione di questo, l’avvocato di parte civile ha chiesto alla Cassazione la riapertura del caso con l’annullamento di quanto stabilito dalla sentenza dalla Corte d’appello di Cagliari (sede distaccata di Sassari). Tra le richieste, anche quella di rivalutare quanto emesso proprio in Corte d’appello in termini di negligenze evidenziate rispetto alla sentenza del giudice di primo grado. «È un dolore che resta vivo, per questo, continueremo a muoverci per chiedere giustizia – commentano a poche ore dal rigetto della Cassazione, Salvatora e Graziella, sorelle della 23enne –, tutti devono sapere che quanto è accaduto resta molto grave. Non ci fermeremo, nostra sorella aveva un nome e un cognome e non accettiamo che questo resti chiuso in un pezzo di carta d’archivio. Presto faremo un esposto all’Ordine nazionale dei medici e alla Corte europea».
Per gli avvocati della difesa, Lorenzo Soro e Sebastiano Chironi «con il rigetto del ricorso della parte civile si può dire che si sia giunti al definitivo esito della vicenda giudiziaria che ha dunque acclamato come le condotte tenute dalla dottoressa Teresa Orani e dall’infermiere del 118, Sandro Arminu nessuna incidenza hanno avuto nel decesso della signora Francesca Debuggias – concludono – come peraltro già affermato e motivato esaustivamente dal Tribunale di Nuoro e dalla Corte d’appello di Sassari». (a.mele)
